Casa dolce casa: il Maradona è il segreto del Napoli

Le ambizioni di titolo degli azzurri anche in questa stagione passano da un rendimento casalingo praticamente impeccabile
Iacopo Erba

Le ambizioni di titolo degli azzurri anche in questa stagione passano da un rendimento casalingo praticamente impeccabile

In una stagione fin qui iniziata tra una miriade di infortuni e tante sollecitazioni da parte di un ambiente spesso non esattamente idilliaco, il Napoli che lotta con le unghie e con i denti si aggrappa forse a quella che al momento è la sua più grande certezza: il Maradona. Perché se è vero che in trasferta nelle ultime settimane sono arrivate delle pesantissime batoste come la debacle di Bologna, è altrettanto assodato come nel loro fortino gli uomini di Antonio Conte siano incredibilmente a loro agio e riescano spesso anche a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Il successo contro l’Atalanta al rientro dalla sosta per le nazionali ha acceso i riflettori su un dato incontrovertibile: in casa azzurra non si passa.

Imbattibili

Con la doppietta del redivivo Neres e la prima gioia di Noa Lang il Napoli si è infatti sbarazzato dell’Atalanta zittendo almeno per il momento la maggior parte delle malelingue. E centrando soprattutto il risultato utile numero 16 nel 2025 in casa, con 12 successi e quattro pareggi. I partenopei sono l’unica squadra coinvolta in entrambe le ultime due stagioni nei cinque principali campionati europei che in questo anno solare è rimasta imbattuta di fronte al proprio pubblico. Un dato, quello di Opta, che sottolinea ancora una volta quanto conti per Di Lorenzo e compagni la spinta di un popolo unico nel suo genere.

Questione di feeling

Il Napoli in casa è davvero un’altra squadra: gli azzurri riescono infatti a dominare emotivamente le partite, riuscendo via via a farle proprie di puro attrito e andando anche oltre molto spesso alle loro effettive potenzialità tecniche. Un elemento che lontano dal Maradona di recente è mancato, con la squadra che spesso ha perso il filo conduttore del match, forse anche per motivi legati alla personalità di un gruppo che va ancora capito e plasmato del tutto specie dopo i pesanti ko dei suoi leader. E per quanto lo stadio a detta del presidente De Laurentiis sia un “cesso” (parlando di struttura architettonica, si intende) resta pur sempre una straordinaria comfort zone per una squadra che è tornata a mettere l’elmetto. E che nella sua trincea non ha paura di nessuno.

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