Dramma Lindsey Vonn: l’elicottero, la sala operatoria e la doppia operazione
Dopo la caduta shock sulle Tofane, Lindsey Vonn è stata evacuata in elicottero verso l’ospedale di Cortina, per essere poi trasferita a Treviso, luogo scelto dagli specialisti statunitensi tra le varie opzioni messe a disposizione dall’organizzazione olimpica (che includevano anche Belluno e il Niguarda di Milano). Appena arrivata nella Marca, la sciatrice è stata portata direttamente in sala operatoria per un doppio intervento volto a stabilizzare la gamba sinistra. L’operazione ha richiesto l’uso di un fissatore esterno per ricomporre la frattura femorale, un passaggio critico per mettere in sicurezza l’atleta dopo il violento trauma subito.
Un team multidisciplinare per Lindsey Vonn
Il bollettino clinico, infatti, parla di una “doppia operazione” che ha visto la collaborazione tra ortopedici e chirurghi plastici. Oltre alla riparazione ossea, i medici si sono concentrati sulla prevenzione di complicazioni collaterali, monitorando attentamente il flusso sanguigno e i tessuti colpiti dall’ematoma. La Reuters ha confermato che, nonostante il consulto costante con lo staff sanitario americano della Vonn, la responsabilità dell’esecuzione chirurgica è rimasta interamente nelle mani dei medici italiani, che hanno gestito con successo la stabilizzazione immediata della gamba.
La difesa di Eliasch: “Solo la Vonn poteva decidere”
L’incidente ha sollevato dubbi sull’opportunità di far gareggiare un’atleta di 41 anni con un infortunio pregresso al crociato, rimediato a Crans-Montana poche settimane fa. Sulla questione è intervenuto il presidente della Federazione Internazionale Sci, Johan Eliasch: “Era una decisione che poteva prendere solo lei, che conosce meglio di chiunque altro i suoi infortuni. L’incidente è stato incredibilmente sfortunato. È stato un caso unico su mille. Si è avvicinata troppo al cancelletto, è rimasta bloccata mentre era in aria e ha iniziato a ruotare“.