Gattuso breve, intenso e fallimentare: la storia della sua gestione

Sei vittorie in otto partite, ma anche due sconfitte tremende per motivi diversi. E una squadra che, di fatto, non ha mai fatto un vero salto in avanti
Iacopo Erba
Gennaro Gattuso (Getty Images)

Sei vittorie in otto partite, ma anche due sconfitte tremende per motivi diversi. E una squadra che, di fatto, non ha mai fatto un vero salto in avanti

Gennaro Gattuso (Getty Images)

L’addio di Gennaro Gattuso alla Nazionale italiana chiude un ciclo brevissimo e, di fatto, sportivamente devastante per come si è concluso. Ridurre tutto a un fallimento personale sarebbe però una lettura certamente superficiale per descrivere una debacle che inizia da un movimento che annaspa da anni e si riflette su un parco giocatori senza campioni e senza personalità. Il mancato approdo al Mondiale rappresenta l’epilogo di un percorso compromesso ben prima del suo arrivo, figlio di criticità strutturali e scelte sbagliate maturate ai piani alti della federazione. Gattuso ha ereditato una situazione fragile, cercando di rimettere in carreggiata una squadra scossa e con poche certezze. Le sue inevitabili (ma non scontate) dimissioni, arrivate dopo il ko decisivo, riflettono la sua coerenza e il senso di responsabilità che lo ha sempre contraddistinto.

Vittorie inutili

Nel dettaglio, le otto partite della gestione Gattuso raccontano come sottolinea l’accurata analisi di Tuttomercatoweb.com un percorso meno lineare di quanto dicano i numeri. Sei vittorie complessive, una sconfitta rovinosa contro la Norvegia e il fatale ko ai rigori contro la Bosnia delineano un bilancio solo apparentemente positivo. E questo nonostante in alcune fasi si sia anche rivista una Nazionale capace di segnare con continuità, con goleade che mancavano dai tempi del primo ciclo di Roberto Mancini. Proprio la fase difensiva ha spesso mostrato al contempo crepe evidenti, come nel rocambolesco 5-4 contro Israele. Il gruppo ha nel complesso alternato momenti di brillantezza a blackout improvvisi, senza mai trovare una reale continuità e soprattutto senza riuscire a scacciare i propri fantasmi.

Un disastro che parte da lontano

Il peso maggiore resta legato al contesto iniziale ereditato da Luciano Spalletti: la qualificazione diretta era infatti già compromessa dopo il pesante ko contro la Norvegia e una vittoria deludente contro la Moldavia. La sconfitta per 1-4 proprio contro i norvegesi, sotto la gestione Gattuso, è stata però lo specchio del livello mediocre di una nazionale che ha ormai dimenticato del tutto gli antichi fasti. E anche alcune scelte tecniche non hanno convinto pienamente, tra rotazioni discutibili nelle quali si è dato peso alla forza del gruppo senza considerare lo stato di forma di alcuni giocatori e una gestione della fase difensiva apparsa a tratti approssimativa. La notte di Zenica ha rappresentato il punto di rottura definitivo, chiudendo un percorso in cui, nonostante pochi e sporadici segnali incoraggianti, non si è mai avuta la sensazione di una squadra davvero pronta a competere ad alti livelli.

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