Inter, il ciclo si è chiuso drammaticamente: ora cosa succede?

Riflessioni dopo una manita dolorosa, in casa Inter non c'è tempo per le lacrime: ora si deve programmare il futuro
Niccolò Di Leo

Riflessioni dopo una manita dolorosa, in casa Inter non c’è tempo per le lacrime: ora si deve programmare il futuro

“Quella di questa sera non è sembrata la mia Inter, lo so io e lo sanno anche i ragazzi, ma questo non toglie nulla, sono orgoglioso del percorso”. Ha parlato così Simone Inzaghi dopo la finale di Champions League persa dalla sua Inter. Una manita che ha fatto la storia della competizione perché mai nessuna squadra aveva perso con più di 4 gol di scarto all’ultimo atto di questo torneo. Il cammino dei nerazzurri resta strepitoso, ha ragione e fa bene Inzaghi a sottolinearlo soprattutto per tutelare la sua squadra e il suo lavoro. Ma il risultato è una macchia indelebile. L’Inter chiude l’anno senza titoli vinti e con uno schiaffo sul volto – sportivamente e metaforicamente parlando – che lascerà il segno a lungo. È peggio di Istanbul, perché lì le lacrime avevano il sapore amaro di una squadra che ha dato tutto. A Monaco il Psg ha surclassato l’Inter, distruggendola sotto ogni punto di vista e senza alcuna pietà.

Inzaghi e le amare riflessioni

Si chiude così una grande stagione, si chiude così probabilmente un ciclo. “Vedremo nei prossimi giorni con la società ora, dopo la seconda finale persa in tre anni, c’è troppa amarezza per pensarci”. Glissa così Simone Inzaghi la domanda sul suo futuro. Non dà certezze né di addio, né di permanenza. Quel che è certo è che ci sono riflessioni in corso, e quando gli si chiede se sarà lui in panchina la Mondiale per Club, la risposta non lascia presagire nulla di buono: “Non so rispondere a questa domanda, in questo momento sono venuto per educazione e rispetto”.

È evidente che saranno giorni difficilissimi quelli che arriveranno. A partire da queste ore Inzaghi dovrà decidere cosa fare. Lasciare l’Inter dopo una sconfitta del genere farebbe male, ma è evidente che qualcosa è cambiato nel corso della stagione. L’età media della squadra è un sintomo, poi c’è la necessità di rivoluzionare la rosa e la permanenza di Inzaghi ormai da quattro stagioni, forse troppe per pensare di poter continuare insieme. I dubbi sono leciti, le certezze non esistono. Simone Inzaghi deve decidere cosa fare e lo deve fare al più presto. Valuterà anche le offerte, considererà le possibilità di crescere qualora ci sia voglia di restare. I cicli si chiudono e si possono riaprire: con giocatori diversi, con un tecnico diverso o cambiando entrambe.

Inter, le strade sono due (più una)

Se Inzaghi riflette, lo stesso fa l’Inter. Marotta è sembrato più disponibile a continuare insieme sulla stessa strada con il tecnico piacentino: “Questa partita non porta nessun cambio di valutazione. Avevamo detto che ci saremmo visti la prossima settimana e così sarà. Lui ha ancora un anno di contratto e ha dimostrato di essere all’altezza del ruolo che ricopre”. Sull’ultima considerazione non ci sono dubbi. Il bilancio di Inzaghi all’Inter è estremamente positivo, anche se quest’ultima finale sarà difficile da digerire. Forse, proprio per non pagarne le scorie la dirigenza dovrebbe considerare le due strade sopra elencate. Insistere sulla stessa struttura potrebbe rivelarsi un autogol insensato, cambiare una strategia di rinnovamento che a lungo andare può premiare.

Niccolò Di Leo

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