Juventus

Juve, altra rivoluzione? Dal campo alla dirigenza, tutti in bilico

Mentre la squadra insegue l'obiettivo minimo del quarto posto, crescono i dubbi sulla gestione del mercato firmata dalla dirigenza della Juventus e, in particolare, dall'ad Damien Comolli
Giordano Grassi

In casa Juventus la programmazione per il futuro viaggia parallelamente alla rincorsa per il quarto posto in classifica. Se sul fronte tecnico la posizione di Luciano Spalletti appare oggi più solida di quanto suggeriscano le critiche esterne, è sul piano dirigenziale che iniziano a sollevarsi gli interrogativi più pesanti. Al centro del dibattito c’è Damien Comolli: a dodici mesi dall’addio di Cristiano Giuntoli — sollevato dall’incarico nonostante il raggiungimento degli obiettivi prefissati — il bilancio del dirigente francese non sembra convincere pienamente la proprietà, aprendo la strada a possibili nuovi scossoni ai vertici del club.

Juve, da David a Openda: mercato sotto accusa

Il capo d’imputazione principale riguarda la gestione delle ultime sessioni di mercato, ritenute deficitarie sia per quanto riguarda gli investimenti estivi che per i correttivi invernali. Nonostante un budget superiore alle previsioni iniziali, gli innesti di David e Openda vengono attualmente considerati dei ‘flop’, incapaci di spostare gli equilibri della rosa. A pesare sono anche le operazioni secondarie: Joao Mario è stato ceduto in prestito al Bologna, Zhegrova non ha ancora inciso e il mancato arrivo di un attaccante a gennaio è visto come il fallimento dell’obiettivo principale della sessione riparatrice.

Spalletti e il bivio Juve

In questo contesto di criticità strutturali, la distanza di quattro punti dalla zona Champions League viene letta più come una conseguenza dei limiti della rosa che come una responsabilità dell’allenatore. La sensazione prevalente è che Spalletti stia ottenendo il massimo dal materiale a disposizione, motivo per cui la sua conferma non sembra in discussione. Resta invece da capire se la Juventus deciderà di applicare lo stesso metro di giudizio usato un anno fa: se i risultati deludenti portarono al cambio di Giuntoli, oggi la posizione di Comolli appare tutt’altro che sicura di fronte a una classifica che non rispecchia le aspettative della piazza.

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