
La stagione della Juventus è già in salita, almeno in campionato. Il pesante 0-3 casalingo contro la Lazio è molto più di una semplice sconfitta: certifica una crisi che coinvolge risultati, gioco e identità. I bianconeri sono scivolati fuori dalla zona europea e sono già lontani dalla vetta, nonostante l’ennesima rivoluzione estiva.
La situazione di Spalletti
Luciano Spalletti, al momento, non rischia concretamente l’esonero. La società ha ribadito più volte la volontà di andare avanti con lui, anche dopo le voci su un possibile ritorno di Antonio Conte. Giovanni Carnevali, qualche settimana fa, aveva difeso il tecnico: “Cambiare allenatore non è nel mio spirito, dobbiamo cercare di programmare e costruire: bisogna dare tempo e avere pazienza, sapendo che bisognerà ingoiare bocconi amari”. I numeri, però, non aiutano: dopo sette giornate la Juventus ha raccolto 11 punti, uno in meno rispetto ai 12 conquistati dalla squadra di Igor Tudor nello stesso momento della scorsa stagione. E proprio una sconfitta contro la Lazio, all’ottava giornata, era costata la panchina al croato
La Juventus è in difficoltà
Il problema, però, non sono soltanto i risultati. La Juventus sembra ancora alla ricerca della propria identità tattica: difesa a tre o a quattro? Doppia punta o tridente? I bianconeri faticano in tutte le fasi e hanno segnato appena 9 gol in campionato, il decimo attacco della Serie A. A questo si aggiunge un nervosismo crescente, dagli episodi che hanno coinvolto lo stesso Spalletti dopo Cagliari-Juventus alla reazione di Conceiçao al momento del cambio contro il Celta Vigo. Dopo il ko con la Lazio, lo stesso allenatore ha ammesso le difficoltà: “Senza ritmo, senza idee, senza corsa, senza disponibilità. Fragili anche dal punto di vista della reazione quando perdevamo i duelli”. E poi ha aggiunto: “È chiaro che qualcosa bisogna modificare”.