La Giamaica ‘vede’ il Mondiale: ma c’è il ‘giallo’ burocratico di Keinan Davis
La Giamaica ‘vede’ il traguardo. Dopo aver superato l’ostacolo Nuova Caledonia, la selezione caraibica è attesa dall’ultimo atto nella finale play-off contro la Repubblica Democratica del Congo per staccare il biglietto verso il Mondiale 2026. In questo clima di euforia, tuttavia, tiene banco il caso Keinan Davis. L’attaccante dell’Udinese, sebbene convocato, è attualmente bloccato ai box per lungaggini amministrative. È lo stesso giocatore, in un’intervista al Daily Mail, a fare chiarezza sulla sua situazione: “Sto cercando di ottenere il passaporto giamaicano, tutta la mia famiglia da parte di mia madre viene da lì”. Un legame profondo quello con l’isola, che Davis ha frequentato sin da piccolo, ma che oggi si scontra con i tempi della burocrazia proprio nel momento più alto della storia calcistica dei Reggae Boyz.
Davis, l’incognita passaporto e il sogno Inghilterra
Il percorso internazionale di Davis non è ancora del tutto tracciato. Se da un lato il CT ad interim Rudolph Speid attende con ansia l’ok dei funzionari statali, dall’altro il calciatore non nasconde che la sua crescita professionale sia stata condizionata da infortuni e scarsa continuità. Solo in questa stagione a Udine il centravanti ha trovato la regolarità necessaria per ambire alla ribalta mondiale, ma resta aperta una suggestiva alternativa: l’Inghilterra. Davis, infatti, ha ammesso che, qualora la Giamaica dovesse fallire l’obiettivo, le porte dei Three Lions resterebbero un’opzione affascinante: “Giocare per l’Inghilterra sarebbe incredibile, una cosa davvero fuori dal mondo“. Per ora, però, il focus resta sulla burocrazia giamaicana, sperando di poter dare il proprio contributo nella sfida decisiva contro i congolesi.
La metamorfosi di Davis
Il Davis che attende la chiamata della nazionale è un atleta profondamente diverso da quello visto in Inghilterra. La consacrazione in Serie A è passata attraverso un cambio radicale di stile di vita e una cura maniacale del corpo: “Ho cambiato il modo in cui mangio: qui il cibo è più sano che in qualsiasi altro posto“. Superate le barriere linguistiche iniziali e lo shock culturale di un calcio differente, l’attaccante ha trovato in Friuli anche una nuova dimensione spirituale, legata indissolubilmente a quel gol salvezza segnato a Frosinone nel 2024. Quel momento, vissuto come un segno divino, ha rappresentato l’inizio di un percorso di fede consapevole: “Da quando sono a Udine ho preso il tutto sul serio e ora ho capito in cosa credo“. Un cammino illuminante che ora Davis spera di coronare con la partecipazione al torneo più importante del mondo.