José Mourinho
Analisi

Mourinho lo Special One? Non più: ora colleziona esoneri

L'ultimo con il Fenerbahce: Mourinho non è più lo Special One di un tempo, adesso sta ricevendo esoneri ovunque
Niccolò Di Leo
José Mourinho

L’ultimo con il Fenerbahce: Mourinho non è più lo Special One di un tempo, adesso sta ricevendo esoneri ovunque

José Mourinho è stato esonerato dal Fenerbahce. Cara è costata la sconfitta nel match di ritorno dei preliminari di Champions League contro il Benfica. Il tecnico portoghese, già nel mirino della dirigenza dopo la scorsa stagione e per le polemiche intorno alla sua figura, ha fallito l’ultima occasione per salvare la propria panchina. Si è conclusa dopo una stagione, e poco più, l’avventura dello Special One in Turchia, con Istanbul che sarà una nuova città indigesta per la sua carriera. È normale ora porsi delle riflessioni intorno alla sua figura.

Special One? Non più…

Quel soprannome che si è meritato sul campo con Porto, Inter, Chelsea e un po’ anche con il Real Madrid, forse oggi gli calza un po’ troppo largo. La storia di ‘Mou’ è intoccabile e si racconta da sola, ma dopo tante chiacchiere sui propri colleghi, dopo tante critiche nei confronti di Guardiola, forse oggi è il caso che si guardi allo specchio e si ponga qualche domanda su sé stesso. A imporglielo non è l’avventura con il Fenerbahce, fallimentare, ma un’ultima parte di carriera che racconta di 4 esoneri consecutivi, solo tre trofei vinti e che, tra l’altro, meritano di essere valutati anche in base al contesto in cui sono stati ottenuti.  

Il Manchester United, il primo atto di una crisi decennale

La parabola discendente di José Mourinho inizia in un anno preciso, in una città e in un club: il Manchester United. Dopo la decisione di lasciare la sua seconda avventura al Chelsea, l’allenatore di Setubal il 27 maggio del 2016 diventa il nuovo allenatore del Manchester United. I Red Devils sono in crisi, devono ripartire dopo l’addio di Ferguson e vedono in ‘Mou’ l’uomo giusto al quale affidare la panchina.

Il suo viaggio inizia nel migliore dei modi. Il 7 agosto vince la Community Shield contro il Leicester e il 26 febbraio si ripete alzando al cielo la Carabo Cup. L’apice della sua avventura sulla panchina dei Red Devils lo raggiunge però il 24 maggio del 2017 quando vince l’Europa League contro l’Ajax. Mentre nelle competizioni parallele colleziona ottimi risultati, il campionato è al di sotto delle aspettative.

Il Manchester United arriva sesto e centra la Champions solo per la vittoria nella coppa europea. Mourinho viene confermato, ma l’anno seguente inizia in modo completamente opposto. Il Manchester perde la finale di Supercoppa Europa contro il Real Madrid, viene eliminato dalla Carabao Cup e perde la finale di FA Cup contro la sua ex squadra, il Chelsea. Migliora, però, il risultato in campionato arrivando secondo dietro al Manchester City del rivale Guardiola.

Il 2018 sarà l’ultimo anno di Mourinho con lo United. Il rapporto difficile con la rosa, che lo considera ostile a molti giocatori – tra i quali Pogba, a cui toglie la fascia di vicecapitano – e una serie di risultati altalenanti portano al primo di quattro esoneri consecutivi.

In Inghilterra, però, c’è chi ha profonda stima di Mourinho: il Tottenham. Gli Spurs lo riportano a Londra per tornare a vincere un trofeo che non arriverà mai. Il 20 novembre del 2019 prende il posto di Pochettino, esonerato per un inizio drammatico di stagione. Il Tottenham è quattordicesimo ma Mourinho lo rialza terminando la stagione quinto, a 7 punti dal quarto posto e centrando l’accesso in Europa League.

L’inizio della stagione 2020/2021 sembra sulla falsa riga della precedente, il Tottenham inizia bene, ottenendo grandi risultati per poi entrare, però, in una spirale negativa che lo porterà a uscire dall’Europa League contro la Dinamo Zagabria, agli ottavi, ma almeno a raggiungere la finale di FA Cup. Finale che, però, non giocherà perché il 19 aprile il Tottenham decide di esonerarlo dopo un pareggio contro l’Everton che consolida il settimo posto in classifica degli Spurs.

Tottenham? Bye bye Premier League

L’avventura con il Tottenham è l’ultima in Premier League per Mourinho che, nell’estate del 2021, con il contratto ancora in corso con gli inglesi, viene scelto dalla Roma per aprire un nuovo ciclo e guidare un progetto vincente Mourinho viene accolto come una leggenda e le aspettative su di lui sono altissime. Nessuna di questa sarà rispettata. Il suo ritorno in Italia non ha lo stesso effetto avuto la prima volta sulla panchina dell’Inter, nessun risultato storico e la qualificazione Champions League rimasta sempre un sogno mai raggiunto dal portoghese e dai giallorossi.

Il ritorno in Italia: quante aspettative deluse con la Roma

La prima stagione, però, regala quanto meno un successo alla Roma di Mourinho che dopo quasi 20 anni torna a vincere un trofeo. Il tecnico portoghese porta la squadra al sesto posto, alle spalle della Lazio, ma vince la Conference League in finale contro il Feyenoord. Si tratta del primo trofeo europeo nella storia del club.

La stagione seguente ha un esito simile. La Roma si conferma sesta, undici punti sotto la Lazio seconda, ma parallelamente al campionato porta avanti una super Europa League che li porta ad arrivare in finale contro il Siviglia. La sconfitta ai rigori sarà una delle delusioni più amare nella storia della Roma e sarà accompagnata da accesissime polemiche contro l’arbitro Taylor, sul quale Mou si scaglia a fine partita contro il fischietto inglese, aizzando anche il popolo romanista che aggredirà il direttore di gara in aeroporto, e viene sanzionato con una squalifica di quattro giornate impartita.

Il terzo anno Mourinho non lo porterà a termine, anzi lo concluderà con largo anticipo. La Roma di Mourinho si conferma un progetto fallimentare quando, a gennaio, la squadra non arriva oltre il nono posto. La sconfitta nel derby di Coppa Italia contro la Lazio (la quarta su sei incroci) costa la panchina all’allenatore, che viene sostituito da Daniele De Rossi concludendo con un trofeo e mille delusioni la sua seconda avventura in Italia.

Il Fenerbahce, l’ultimo dei fallimenti

Il 2 giugno del 2024 inizia l’ultima avventura di Mourinho. Il tecnico portoghese viene scelto dal Fenerbahce per contrastare il dominio del Galatasaray: obiettivo fallito miseramente. Mou il primo anno arriva secondo in Super Lig alle spalle proprio dei rivali e con un distacco di ben undici punti. Lo stesso Galatasaray che ai quarti di finale elimina il Fenerbahce dalla Coppa di Turchia, per poi vincerla contro il Trabzonspor. Dopo una sola stagione la pazienza della dirigenza raggiunge i minimi termini e l’eliminazione dai preliminari di Champions League è la goccia che fa traboccare il vaso e porta al suo quarto esonero consecutivo.

Una parabole discendente

Si conclude così un’altra fallimentare avventura di un tecnico che negli ultimi anni vive di rendita per quanto di straordinario fatto in passato. Si presenta davanti ai microfoni da risultatista, scagliandosi contro i giochisti e prendendo di mira vincenti come Pep Guardiola. Ma dimenticando un dettaglio. Il rivale spagnolo non è mai stato esonerato, ha vinto e continua a vincere dominando il panorama internazionale. Lo stesso panorama dove oggi Mourinho fa notizia per due motivi: l’esonero o quelle sceneggiate che prima erano nascoste all’ombra dei trofei alzati al cielo e oggi sono alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti. I quattro esoneri consecutivi sono il risultato di un tecnico rimasto ancorato al passato.

I trofei, specchietti per le allodole

La parabola discendente della sua carriera si evince dai club allenati e che lo hanno allontanato: Manchester United, Tottenham, Roma e Fenerbahce. Squadre di blasone differente, da una delle dominatrici storiche dell’Europa a un club mai competitivo se non , a volte, in patria. E i trofei vinti? Come detto, vanno contestualizzati. L’Europa League a Manchester, vale come la Conference a Roma. Due coppe importanti perché europee, ma che non si avvicinano neanche minimamente al valore storico delle due società. La coppa dei quinti per chi è abituato a esser primo, la coppa dei settimi per chi ambisce alla Champions. Tanto basta.

Niccolò Di Leo

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