Niente click per la Juve: a Cagliari non arriva il passo avanti
Ennesima reazione a gara in corso dopo aver sofferto il piano partita avversario: le iniziative personali sembrano l’unica vera soluzione di questa Signora

SE la trasferta di Cagliari doveva essere un esame di maturità per una Juventus da troppo tempo ormai preda dei propri limiti strutturali e soprattutto mentali, di sicuro il professore l’ha invitata educatamente a ripresentarsi alla prossima sessione. E come uno studente un po’ svogliato che si ricorda solo all’ultimo momento utile di dover aprire i libri il filone narrativo della Vecchia Signora si è ormai tramutato in un cliché piuttosto stucchevole, generato da un mix di fattori che richiamano aspetti sia tecnici che non. Un pareggio (l’11esimo in Serie A da quando c’è Spalletti, meno solo della Fiorentina) che coincide con l’ennesima occasione persa per fare quello step in più necessario per candidarsi davvero a dare fastidio ai piani altissimi del campionato.
Subire la partita
La Juve è sembrata interpretare in maniera piuttosto approssimativa una partita che in realtà non era sembrata neppure di così difficile lettura. Per l’ennesima volta, peraltro. Il blocco basso e le folate in ripartenza del Cagliari erano attesi (e nessuno mette in dubbio la bravura dei sardi nel portare avanti il proprio piano partita, come classifica racconta) ma i bianconeri hanno subito tutto per troppo tempo, finendo poi per svegliarsi troppo tardi senza darsi modo di arrivare al risultato tramite una reazione davvero organizzata. E poco c’entrano stavolta numeri come i 22 tiri verso la porta o il 72% di possesso palla: la sensazione che arriva dal campo è di una squadra poco concreta, spesso affidata a folate di singoli a cui comunque manca l’istinto del killer. Ma l’aspetto più significativo è che la Juventus ha prima subito e poi cercato di sistemare la partita, senza mai davvero prenderla in mano.
Aggrappati al singolo
Già, i singoli. Impossibile entrare nella testa di ognuno, ma questa Juve più che a una coralità quasi del tutto assente è aggrappata alle folate estemporanee. E non è un caso che il più pericoloso sia stato Zhegrova, subentrato a inizio ripresa per provare a cercare quel guizzo che a livello corale questa squadra non è in grado di trovare. E infatti metà dei tiri in porta dei bianconeri a fine gara sono proprio suoi, che riceve palla sui piedi e va per la sua strada. Come giusto che sia in questo caso ma non a livello generale, perché la Juventus di sistema non riesce mai davvero a dare l’idea di essere incisiva. E tutto il concetto resta valido a prescindere dal risultato, perché Kolo Muani ha inopinatamente deciso di centrare da pochi passi la traversa negandosi doppietta e tre punti. Su tali episodi poco ci si può fare, ma una cosa resta certa: il teorema di Spalletti del “giocando così se ne vinceranno tante” è stato già in questi mesi passati abbondantemente smentito.