Pressing, coraggio e identità: ecco il nuovo Torino targato Ignazio Abate

Ufficializzata la separazione con la Juve Stabia, l’ex terzino riparte dai granata. Con le Vespe gialloblù ha fatto benissimo ma ora è chiamato a confermarsi anche in Serie A
Vincenzo Lo Presti
Ignazio Abate (Photo by Simone Arveda/Getty Images)

Ufficializzata la separazione con la Juve Stabia, l’ex terzino riparte dai granata. Con le Vespe gialloblù ha fatto benissimo ma ora è chiamato a confermarsi anche in Serie A

Ignazio Abate (Photo by Simone Arveda/Getty Images)

Il Torino ha scelto Ignazio Abate per aprire un nuovo ciclo. Il classe ’86 ha vinto la concorrenza di Alberto Aquilani e dopo la separazione ufficiale con la Juve Stabia firmerà un biennale che lo legherà alla società di Urbano Cairo fino al 2028. Dopo l’ottima stagione alla guida delle Vespe gialloblù, conclusa in semifinale playoff contro il Monza, l’ex terzino dovrà ora dimostrare di essere pronto per la prima occasione in Serie A. Tra i tecnici emergenti più interessanti del panorama italiano, è chiamato a confermare quanto di buono fatto fin qui nella sua breve carriera da allenatore.

Come giocherà il Torino di Ignazio Abate

La domanda che si pongono i tifosi granata e gli addetti ai lavori è fondamentalmente una: come giocherà il Torino di Ignazio Abate? La risposta parte da un concetto semplice: il 39enne di Sant’Agata de’ Goti (compirà 40 anni il prossimo 12 novembre) non è un allenatore integralista, ma è un tecnico che ama il calcio propositivo. Le sue squadre cercano il controllo del pallone senza rinunciare all’intensità, vogliono recuperare la sfera in avanti e tentano di occupare il campo con coraggio. Chi lo ha seguito nelle esperienze al Milan Primavera, alla Ternana e soprattutto alla Juve Stabia ha visto una squadra organizzata, aggressiva e capace di alternare costruzione dal basso e verticalizzazioni rapide.

Dal 3-5-2 al sistema ibrido

L’aspetto più interessante riguarda il modulo. Abate ha dimostrato nel corso della sua giovane carriera di sapersi adattare ai giocatori a disposizione. Per questo motivo il Torino potrebbe non assistere a una rivoluzione immediata. Anzi, la base potrebbe restare il 3-5-2 che da anni accompagna il percorso granata, ma interpretato in maniera differente rispetto al passato. I braccetti sarebbero chiamati a partecipare maggiormente alla costruzione, gli esterni dovrebbero garantire ampiezza costante e i centrocampisti avrebbero compiti più offensivi rispetto alle ultime stagioni. L’obiettivo non sarebbe semplicemente difendersi bene, ma attaccare meglio. Abate, da ex terzino moderno, ha sempre attribuito un’importanza enorme alle corsie laterali. Non è difficile immaginare un Torino che sviluppi gran parte della propria mole di gioco sulle fasce, cercando sovrapposizioni continue e situazioni di uno contro uno.

Pressione alta e recupero immediato del pallone

La vera novità potrebbe però arrivare senza palla. Le squadre di Abate tendono ad accorciare in avanti, ad aggredire il portatore e a cercare il recupero immediato dopo la perdita del possesso. È una filosofia che richiama molte delle idee moderne sviluppate negli ultimi anni in Europa e che si discosta dall’atteggiamento più attendista visto spesso al Torino nelle ultime stagioni. Questo non significa giocare all’arrembaggio. Al contrario, significa cercare di tenere la squadra corta, ridurre gli spazi e trasformare rapidamente la fase difensiva in offensiva. Per una piazza storicamente legata all’intensità e alla generosità, potrebbe essere una svolta particolarmente apprezzata.

Più spazio ai giovani

Un altro tratto distintivo di Abate riguarda la valorizzazione dei giovani. Il suo percorso nel settore giovanile del Milan non è stato casuale. Negli anni della Primavera rossonera ha lavorato con alcuni dei migliori talenti italiani, costruendosi la reputazione di allenatore attento alla crescita individuale dei calciatori. Diversi osservatori e tifosi hanno sottolineato proprio questa capacità di sviluppare i giovani durante la sua esperienza nel vivaio milanista. Per questo motivo il Torino potrebbe diventare una delle squadre più interessanti del campionato sotto il profilo della valorizzazione dei prospetti emergenti. Un aspetto che si sposa perfettamente anche con le esigenze economiche e strategiche del club.

Il vero obiettivo: costruire un’identità

Più ancora dei moduli, però, il compito di Abate sarà quello di restituire un’identità al Torino. Negli ultimi anni i granata hanno spesso oscillato tra filosofie differenti senza riuscire a consolidare un progetto tecnico duraturo. La scelta di un allenatore giovane, reduce da un percorso di crescita graduale e capace di lavorare sul campo, rappresenta la volontà di costruire qualcosa di più stabile rispetto al passato. Naturalmente serviranno rinforzi di mercato e tempo. Ma se c’è una caratteristica che accomuna tutte le squadre allenate da Ignazio Abate è la riconoscibilità. Ed è proprio questo che il Torino sta cercando: non soltanto risultati, ma una squadra che sappia finalmente avere un volto preciso. Un Torino più aggressivo, più giovane e più coraggioso. Un Torino che, nel bene e nel male, assomigli davvero al suo nuovo allenatore.

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