Analisi

Roma, non si può perder tempo: Ranieri dev’essere il passato

Ranieri deve lasciare la panchina della Roma e vestire i panni del dirigente, insistere con lui significherebbe rimandare l'inevitabile
Niccolò Di Leo

Ranieri deve lasciare la panchina della Roma e vestire i panni del dirigente, insistere con lui significherebbe rimandare l’inevitabile

Sono diciassette i risultati consecutivi che la Roma di Claudio Ranieri è riuscita a mettere a segno. Nella partita giocata contro l’Hellas Verona il gol in apertura di Eldor Shomurodov ha permesso al club giallorosso di conquistare altri tre punti, ritrovando la vittoria dopo due pareggi consecutivi contro Juve e Lazio, al termine di una partita in cui si è confermato una squadra capace di punire al momento giusto e di saper difendere il vantaggio acquisito. Ranieri è stato in grado di trasformare la squadra, di guidare una rimonta incredibile, dopo aver preso in mano la squadra in uno dei momenti più complicati della storia recente. Ancora una volta ‘sir Claudio’ si conferma un tecnico capace di toccare i punti giusti, di caricarsi sulle spalle le proprie responsabilità, guidando la sua Roma, quella squadra di cui è tifoso fin da bambino, nelle parti alte sella classifica.

Un anno è troppo e non può essere bruciato

Non era scontato, eppure Ranieri ci è riuscito, riportando a Roma quella gioia e quell’entusiasmo che si erano persi durante la terribile parentesi Ivan Juric. È inevitabile, quindi, che arrivati a un certo momento della stagione la domanda sorga spontanea: perché non restare? Perché non costruire insieme un nuovo ciclo vincente? Più volte il tecnico testaccino ha toccato questo argomento, mentre a luci spente cerca il suo successore, quello con cui dare il via a una nuova fase della storia romanista. Proprio ieri, al termine della partita contro il Verona, Ranieri è tornato sull’argomento spiegando le motivazioni secondo le quali andare avanti insieme significherebbe fare un passo indietro. Un altro anno con me sarebbe un anno perso. Io non voglio che la Roma perda altro tempo. Abbiamo tanto da lavorare, per cui è giusto che io mi faccia da parte e arrivi un nuovo allenatore che sa quello che vuole e come ottenerlo”.

Ranieri dev’essere il passato

Cerchiamo di entrare, però, nel merito delle sue parole. Al di là dei suoi interessi personali e della volontà, più che lecita, di godersi la vita arrivato ormai a 70 anni di età. Dal punto di vista progettuale era chiaro fin da subito che Ranieri sarebbe stato solo di passaggio, anche davanti a risultati eccelsi, diventando poi un dirigente giallorosso. Il motivo è stato detto più volte. La Roma ha bisogno di fare qualcosa che nella storia recente del club giallorosso raramente è avvenuto, soprattutto per le difficoltà di una piazza come quella capitolina. La Roma ha bisogno di aprire un ciclo pluriennale, ha bisogno di un allenatore che abbia le idee chiare e sappia come plasmare la squadra raggiungendo una serie di obiettivi che si porranno nell’arco di più anni. Una richiesta che a Ranieri non può essere fatta, per motivi anagrafici, ma anche per le caratteristiche di un tecnico che nell’arco della sua carriera non ha mai costruito, ma vissuto di stagione in stagione, seppur con ottimi risultati.

A Roma è tempo di una nuova alba

Per questi motivi Ranieri parla di un anno perso. Perché rimandare a domani quel che puoi fare oggi? Perché dovrebbe portare a termine una nuova stagione, se poi comunque sarebbe chiamato a passare il testimone? La scelta dei momenti nel calcio è tutto, tanto nei novanta minuti, quanto nella progettazione. Questo Ranieri lo sa e dimostra, prima ancora di diventarlo ufficialmente, di essere un dirigente con le idee chiare. Non è noto chi sarà il nuovo allenatore, ma la scelta è nelle sue mani e questo in qualche modo è già una certezza. La Roma ripartirà da un allenatore che dovrà avere le spalle grosse per reggere la pressione di una piazza che pretende tutto e subito, dovrà essere in grado di fare quel che altri non sono mai riusciti a fare, se non a corrente alternata, progettando, costruendo e dando vita a una nuova Roma, portandola su palcoscenici che, ormai, a Trigoria non si vivono da troppo tempo.

Niccolò Di Leo

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