Analisi

Serie A, troppi impegni? Le posizioni dei vari allenatori

Nel calcio si gioca troppo? Quali sono le posizioni dei top allenatori di Serie A?
Niccolò Di Leo
Conte (Getty Images)

Nel calcio si gioca troppo? Quali sono le posizioni dei top allenatori di Serie A?

Si gioca troppo. Si gioca troppo poco. La divisione è la solita, per quanto la prima categoria abbia decisamente più seguaci della seconda. Tutto, d’altronde, dipende dalle condizioni in cui si trova la propria squadra. Chi gioca le competizioni europee, le coppe nazionali e qualche altra competizione aggiuntiva, non sarà mai della parrocchia secondo la quale gli impegni sono poco ingombranti. Al contrario una formazione che non ha impegni internazionali, potrebbe prediligere un maggiore affollamento di un calendario che prevede appena una partita a settimana. Negli ultimi giorni di Serie A gli allenatori delle prime quattro squadre del campionato si sono divisi su questo argomento. Da una parte c’è chi condanna la programmazione delle partite, ritenendo giusto ridurre gli impegni. Dall’altra c’è Massimiliano Allegri su tutti che, non avendo competizioni europee da disputare, vorrebbe giocare volentieri più di una partita a settimana.

La posizione di Allegri sui troppi impegni

L’allenatore rossonero, infatti, si è discostato da quella linea che spesso ha accomunato molti allenatori internazionali. Sarri ne è stato un fautore, per quanto quest’anno non possa lamentarsi non avendo impegni con la Lazio. Allegri, dal canto suo, non ignora il problema, ma lo raggira con le sue dichiarazioni. Giocare di più significherebbe tornare in Europa, il che sarebbe solo un’ottima notizia per una squadra del calibro e del blasone del Milan: “Io dico sempre che a me piacerebbe giocare tante partite, purtroppo quest’anno non possiamo giocarle ed è un dispiacere. Sfrutteremo il tempo in più per preparare meglio le partite. L’obiettivo rimane i primi quattro posto, anno prossimo bisogna giocare la Champions” ha detto il tecnico livornese dopo la partita vinta 0-3 al Dall’Ara, contro il Bologna.

La posizione di Gasperini sui troppi impegni

Una visione non condivisa sicuramente da Gian Piero Gasperini. L’allenatore della Roma, infatti, ha messo l’accento sui troppi impegni, mantenendo una posizione, comunque, razionale ed equilibrata, sostenendo che il numero di partite è un problema per i troppi infortuni, ma relazionato comunque alle qualificazioni europee: “Le partite fanno parte di questo sistema. Le competizioni aumentano e ci sono sempre più partite. L’unico aspetto negativo sono questi infortuni che capitano in partite, probabilmente c’è una causa. Nel gioco del calcio ti fai male, da sempre. Le distorsioni esistono da sempre, adesso sono più frequenti perché si gioca di più. Gli infortuni son sempre stati quelli. Non si è mai riuscito a dimezzare i tempi di questi infortuni. Ci sono delle diagnosi più precise ed eccessive e questo è un problema. Però le partite giocate è anche quello che vogliono le tv e la gente. Si va avanti su questo sistema, il rischio è questo“.

La posizione di Conte sui troppi impegni

Meno equilibrata è la posizione di Antonio Conte. L’allenatore del Napoli continua ad accusare un numero ingente di infortuni che ne sta condizionando la stagione e secondo lui avrebbero origine proprio dal numero eccessivo di partite. Motivo per cui il tecnico pugliese si augura che preso qualcuno si muova al riguardo : “Io penso che da questo punto di vista siamo tutti totalmente d’accordo, il problema è che poi c’è difficoltà ad esporsi, anche a prendere delle posizioni, perché poi alla fine tutti parlano, ma nessuno fa niente. Questa è la è la verità, quindi si andrà avanti così sapendo che non si può fare niente, ci sono le istituzioni“.

La posizione di Chivu sui troppi impegni

E Chivu? La posizione di Cristian Chivu è quasi vendicativa. Il tecnico richiama in causa la polemica scoppiata in casa Inter, e non solo, per i troppi giorni di riposo concessi alla squadra: “Troppe partite? “Le decisioni che ho preso sono la testimonianza. Ho sempre dato riposo e mi avete anche criticato. Non sono un professore né un fenomeno. Una squadra deve accettare qualche rischio, noi abbiamo cercato di giocare d’anticipo concedendo riposi in più. E continueremo in questa direzione“.

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