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Lazio, il capolavoro di Sarri: integralista? I soliti “bla bla”

Sarri integralista? Non proprio, anzi, per niente! A Genova vince con una Lazio a pezzi e rimaneggiata: regala al calcio l'ennesimo capolavoro
Niccolò Di Leo
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Sarri integralista? Non proprio, anzi, per niente! A Genova vince con una Lazio a pezzi e rimaneggiata: regala al calcio l’ennesimo capolavoro

La Lazio ritrova la vittoria e dà un calcio alla crisi. O, per lo meno, la mette in pausa. Nel momento di maggiore difficoltà, reduce dall’amara sconfitta nel derby contro la Roma e senza centrocampisti a disposizione, la squadra di Sarri esce dal Marassi di Genova con nuove consapevolezze. L’ansia che aveva caratterizzato i giorni precedenti alla sfida era comprensibile davanti a una situazione critica. Le squalifiche di Belahyane e Guendouzi – che salterà anche il Torino – e gli infortuni di Dele-Bashiru e Rovella erano stati gli scherzi di un destino troppo amaro con la Lazio nella stracittadina di domenica. Un destino che ha infranto le speranze di un pareggio contro quel palo colpito da Cataldi al 94′ che avrebbe portato più di una boccata d’ossigeno ai polmoni dei tifosi laziali e che avrebbe riportato alla mente le vecchie gesta di quel Lucas Castroman entrato di diritto nella mente biancoceleste.

Dal Sorrento alla Lazio: un ritorno agli albori

La Lazio vince a Genova contro ogni pronostico. Dopo le polemiche che avevano accompagnato la decisione di reintegrare Basic in gruppo per sopperire all’assenza di centrocampisti e la discussa esclusione di Dele-Bashiru. Sarri vince a Genova contro ogni pronostico. Accetta di fare un passo indietro, riprendere gli aspetti più positivi del ‘baronismo’, convertirli al ‘sarrismo’ e ritrovare un modulo che non utilizzava dai tempi del Sorrento. La Lazio scende in campo con il 4-4-2, un sistema di gioco che Sarri aveva schierato l’ultima volta il 18 settembre del 2011, allo Stadio Sinigaglia di Como in Serie C, quando stava ancora costruendo il suo futuro e mai avrebbe immaginato che di lì a poco avrebbe toccato alcune delle vette più alte d’Europa. È costretto a rinunciare ad alcuni dei suoi titolari più fidati: ha pesato l’assenza di Vecino, così come quella dell’altro lungodegente Isaksen. Eppure, nel teatro del paradosso, la Lazio ha sembrato addirittura beneficiarne.

4-4-2? Non proprio!

Dobbiamo trovare degli automatismi che ancora non abbiamo e questo ci costringe a perdere dei tempi di gioco” aveva detto dopo la sconfitta contro il Sassuolo, rimarcando la necessità di avere tempo per costruire la squadra che lui vorrebbe vedere in campo. Quegli stessi automatismi che sono stati elementi fondamentali del suo capolavoro tattico a Marassi. Il Genoa di Vieira voleva prendere in mano il centrocampo, dominare nel punto nevralgico del gioco approfittando delle defezioni biancocelesti. Sarri non glielo ha permesso. La Lazio scende in campo con il 4-4-2, ma cambia modulo in poche frazioni di secondo in base alla fase di gioco e ai movimenti del pallone: unico riferimento del ‘sarrismo’. A volte diventava un 4-3-3, con Castellanos e Dia alti a destra e Cancellieri mezz’ala, altre volte un 4-2-3-1 quando si provava a cogliere l’occasione per lanciarsi in verticale.

Il centrocampo: da punto debole a chiave di volta

Sarri ha messo in campo una squadra che aveva in Cataldi e Basic i suoi punti di riferimento. Ha tirato fuori il sangue dalle rape, usando un detto popolare per render chiara l’idea. I due centrocampisti, coadiuvati dai riferimenti offensivi, costruivano un quadrilatero che ingabbiava Frendrup o Masini, a seconda della zona di gioco. Ha rischiato poco, se non per errore individuali, e ha fatto sì che i suoi interpreti si creassero e sfruttassero tutti gli spazi possibili attaccando la profondità. Nasce così il primo gol di Cancellieri: da una giocata di Basic che salta il pressing del centrocampo rossoblù e porta alla triangolazione tra l’esterno ex Verona e Castellanos. Nasce così il raddoppio del Taty, con Marusic che recupera e lo stesso Cancellieri che lo infila in profondità liberandolo per l’appoggio all’attaccante argentino.

Il ruolo di Dia: la generosità del grande giocatore

Sarri da Baroni recupera quel Dia dietro Castellanos e offre al senegalese la possibilità di riscattarsi dopo l’errore nel derby davanti a Svilar. Lo fa alla grande. A chi ha l’occhio e la pazienza per andare oltre lo spettacolo offerto da Castellanos e Cancellieri, non può essere sfuggita la prestazione straordinaria di Boulaye Dia. Lui era la chiave per bloccare le linee di passaggio dei centrali del Genoa. Corre per novanta minuti e chiude al secondo posto – dietro Cataldi – per chilometri percorsi. Si mette a disposizione di Sarri e della squadra, corre e ‘sacrifica’ il successo di un gol affinché ne beneficino gli altri. Doveva riscattarsi e lo ha fatto da grande giocatore.

Sarri mette a tacere le chiacchiere

Il capolavoro di Sarri si consuma nei singoli. Nell’interpretazione di ogni calciatore del proprio ruolo: al punto da arrivare a creare, forse anche inconsciamente, un gruppo unico e compatto capace di vincere a Marassi 0-3. Là dove in molti avevano faticato per conquistare i tre punti, la Lazio passeggia e ritrova convinzioni. Sarri mette a tacere i chiacchiericci che lo riguardavano. “È un integralista” dicevano, “non cambia mai” aggiungevano, “non sa mettersi al servizio della squadra” esageravano. Sono le solite frasi fatte di chi parla senza andare oltre. Frasi fatte e giudizi frettolosi che Sarri, ancora una volta, mette a tacere nel suo capolavoro.

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