Verso Real Madrid-Siviglia: la sfida nel segno di Sergio Ramos
Ci sono partite che si raccontano con la classifica e altre che si raccontano con un nome. Real Madrid-Siviglia, nona giornata della Liga, domenica 18 ottobre alle 21 al Santiago Bernabéu, appartiene a tutte e due le categorie. Perché i numeri dicono che è la sfida tra la quarta e la quinta del campionato, separate da quattro punti. E perché da vent’anni, ogni volta che le due squadre si incrociano, il pensiero corre a Sergio Ramos, il ragazzo di Camas che il Siviglia ha cresciuto e il Madrid ha trasformato in leggenda.
Stavolta Ramos non sarà in campo e non sarà in tribuna da padrone, come per qualche settimana è sembrato possibile. Eppure la sua ombra resta lì, lunga come un colpo di testa al novantatreesimo.
Il Madrid di Mourinho e il Siviglia che non molla
Il Real ci arriva con 18 punti in otto giornate, frutto di sei vittorie e due sconfitte, una delle quali nel derby perso 2-1 sul campo dell’Atlético. In testa il Barcellona viaggia a punteggio pieno, a quota 24, e davanti ai blancos ci sono anche Atlético e Betis a 19: a Valdebebas non c’è margine per altri passi falsi. José Mourinho, tornato sulla panchina madridista a giugno con un contratto fino al 2029, ha ritrovato la squadra nella notte di mercoledì all’Olimpico, proprio contro la sua ex Roma. Sotto 3-1, il Madrid ha ribaltato tutto negli ultimi sei minuti con tre gol nati da calcio d’angolo, l’ultimo firmato da Rüdiger al 90’. Un 4-3 che sa di carattere più che di gioco, e che arriva dopo l’1-0 sofferto col Villarreal in campionato.
Il Siviglia è quinto con 14 punti, frutto di quattro vittorie, due pareggi e due sconfitte. Luis García Plaza, arrivato a marzo con la squadra a tre punti dalla zona retrocessione, ha dato ordine e coraggio a un gruppo che pochi mesi fa lottava per non cadere. I successi con Rayo, Athletic a San Mamés, Valencia e Deportivo raccontano una squadra solida. Le sconfitte con Atlético e Barcellona, entrambe per 3-1, dicono invece che contro le grandi il salto di qualità non è ancora arrivato. Lunedì a Valencia, sul campo del Levante, è andato in scena un 3-3 da cardiopalma: gli andalusi sono passati in vantaggio due volte, hanno trovato il 3-2 con Isaac Romero al 95’ e si sono visti raggiungere al centesimo minuto. Romero, espulso subito dopo il gol, rischia di saltare la trasferta. In mezzo al campo c’è un volto noto al calcio italiano, Youssouf Fofana, in prestito dal Milan e già a segno contro il Barcellona.
I precedenti recenti sorridono al Madrid: 2-0 al Bernabéu lo scorso dicembre con le reti di Bellingham e Mbappé su rigore, e 1-0 al Sánchez-Pizjuán a maggio con un gol di Vinícius.
Dal vivaio di Siviglia alla leggenda madridista
Per capire il peso di Ramos in questa sfida bisogna tornare al 1° febbraio 2004, quando un diciassettenne nato a Camas, a pochi chilometri da Siviglia, entra in campo a Riazor contro il Deportivo. Un anno e mezzo dopo il Real Madrid paga la clausola: 27 milioni di euro, cifra record per un difensore spagnolo. A Siviglia, molti non glielo perdoneranno mai.
Al Madrid Ramos resta sedici stagioni. Gioca 671 partite, segna 101 gol, alza 22 trofei, tra cui cinque Liga e quattro Champions League. E firma il momento che gli vale l’eternità: il colpo di testa al 93’ della finale di Lisbona 2014 contro l’Atlético, il gol che apre la strada alla Décima. Il “92:48” è diventato un’espressione del linguaggio madridista, un modo per dire che finché c’è tempo non è finita.
Il Siviglia, però, non esce mai davvero dalla sua vita. Quando nell’agosto 2007 muore Antonio Puerta, compagno e amico del vivaio, Ramos sceglie il numero 15 con la Spagna in suo onore e ne porta l’immagine sulle magliette celebrative a Euro 2008 e a Euro 2012. Un legame che nessun trasferimento ha potuto spezzare.
Gol, fischi e abbracci: vent’anni di incroci
Gli incroci da ex sono stati spesso roventi. Nella Supercoppa Europea del 2016, a Trondheim, è proprio Ramos a pareggiare al 93’ contro il Siviglia, prima del 3-2 del Madrid ai supplementari. Nel gennaio 2017, al Sánchez-Pizjuán, segna su rigore col cucchiaio in Coppa del Re e risponde ai fischi della curva con un gesto che scatena polemiche. Pochi giorni dopo, nello stesso stadio, un suo autogol avvia la rimonta andalusa che chiude l’imbattibilità del Madrid a quaranta partite.
Poi, nel settembre 2023, il ritorno a casa. Dopo l’esperienza al Paris Saint-Germain, Ramos firma con il Siviglia e il 21 ottobre affronta il Madrid al Pizjuán: finisce 1-1 e lui giganteggia in difesa, salvando su Alaba e duellando con Rüdiger. Il 25 febbraio 2024 rientra al Bernabéu da avversario, con la fascia da capitano ceduta da Jesús Navas. Lo stadio gli dedica un’ovazione e canta il suo nome, lui risponde portandosi la mano sul cuore. Vince il Madrid con una prodezza di Modric nel finale, ma quella sera nessuno ricorda solo il risultato. A fine stagione, dopo 28 presenze e 3 gol, Ramos lascia di nuovo Siviglia.
Il sogno da presidente e un futuro ancora da scrivere
Dopo un anno al Monterrey, chiuso a dicembre 2025 con un gol nella semifinale persa contro il Toluca, Ramos ha provato a tornare al Siviglia dalla porta principale: quella della proprietà. A gennaio di quest’anno gli azionisti hanno firmato una lettera d’intenti con lui e con il fondo Five Eleven Capital. A maggio si è arrivati a un preaccordo su una valutazione intorno ai 450 milioni di euro. Poi, alla fine di maggio, la frenata: l’offerta è stata ridimensionata e il club ha chiuso la trattativa, parlando di fiducia incrinata.
Oggi il Siviglia cerca un nuovo acquirente con l’advisor Goldman Sachs, mentre Ramos, 40 anni compiuti a marzo, è svincolato e non ha mai annunciato ufficialmente il ritiro. Si allena, aspetta, osserva. Domenica sera guarderà una partita che è un pezzo della sua storia, divisa tra la città che lo ha cresciuto e il club che lo ha reso immortale.
Al Bernabéu il Madrid cerca continuità per non perdere contatto dal Barcellona, il Siviglia vuole dimostrare di poter stare stabilmente nella parte alta della classifica. Ma qualunque cosa dica il campo, questa resterà per molti la sfida di Sergio Ramos: l’uomo che ha amato entrambe e che, per una volta, non dovrà scegliere da che parte stare.