“One Battle After Another”, l’Oscar che divide Hollywood

Il film di Paul Thomas Anderson domina la stagione dei premi ed è il favorito agli Oscar, tra consenso critico totale e risultati economici controversi.

La stagione dei premi sta disegnando una traiettoria sempre più netta: One Battle After Another è il film su cui Hollywood ha deciso di puntare. L’opera firmata da Paul Thomas Anderson ha messo insieme una collezione di riconoscimenti che pesa come un verdetto anticipato. Dal trionfo ai Gotham Awards fino ai premi del National Board of Review Awards, passando per il sostegno compatto della critica newyorkese e il dominio ai Critics Choice Awards, il film ha costruito un consenso raro per ampiezza e continuità. Le nove candidature ai Golden Globe Awards rappresentano l’ultimo tassello di una corsa che, almeno sulla carta, sembra già indirizzata verso l’Oscar.

Un racconto politico che intercetta il presente

Al centro del successo c’è un film che non cerca scorciatoie. One Battle After Another affronta il tema della resistenza politica attraverso una storia intima, quella di un padre e una figlia, intrecciando dimensione privata e tensione collettiva. L’impatto della scena iniziale ambientata in un centro di detenzione per immigrati ha contribuito a rendere l’opera immediatamente riconoscibile e profondamente legata al presente. Proprio questa urgenza narrativa ha colpito la critica, che ha visto nel film una conferma della capacità di Anderson di raccontare l’America senza compromessi. Un approccio che si inserisce nella recente apertura dell’Academy verso titoli non convenzionali come Parasite o Everything Everywhere All at Once, lontani dai meccanismi classici del cinema di franchise.

Il paradosso del favorito che non incassa

Il vero elemento di frizione resta il rapporto con il pubblico. Nonostante la distribuzione di Warner Bros. e un cast di primo piano, il film non ha mai sfondato al botteghino come ci si sarebbe potuti aspettare da un progetto dal budget così elevato. Le stime sulle perdite economiche, pur contestate dallo studio, alimentano un paradosso sempre più evidente: il grande favorito agli Oscar potrebbe essere anche uno dei film meno redditizi della stagione. Ma la storia recente dimostra che non sarebbe un’eccezione assoluta. Titoli come Moonlight o Nomadland hanno già dimostrato che il valore simbolico e artistico può superare quello commerciale. In questo senso, One Battle After Another sembra destinato a restare un film-simbolo: amato dalla critica, discusso dall’industria e pronto a giocarsi tutto nella notte degli Oscar, anche senza l’appoggio del grande pubblico.

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