Sanremo 2026, addio alle star internazionali: la strategia di Carlo Conti
Il Festival di Sanremo 2026 si preannuncia come un’edizione all’insegna della ‘sobrietà internazionale’. Nonostante le speranze dei fan, alimentate da rumors su nomi del calibro di Madonna, Carlo Conti ha chiarito che il palco dell’Ariston difficilmente ospiterà i giganti della musica globale. Una scelta dettata da una “spending review” che rende proibitivi i cachet delle popstar e da un mercato discografico che predilige ospitate televisive solo a fini puramente promozionali. Senza un album o un tour da lanciare nell’immediato in Italia, convincere icone come Taylor Swift o Lady Gaga richiederebbe investimenti fuori scala che la Rai non intende affrontare.
Le parole di Conti
Il caso più emblematico riguarda la Regina del Pop, accostata a Sanremo per un possibile duetto con Patty Pravo. Carlo Conti ha spento ogni entusiasmo con estrema chiarezza: “Credo sia abbastanza impossibile che Madonna possa venire al Festival di Sanremo. Si è creato questo cortocircuito perché Madonna ha cantato La bambola di Patty Pravo, che è una delle artiste in gara. Ma non credo sia percorribile questa strada”. Il direttore artistico ha sottolineato come l’equivoco sia nato da una coincidenza pubblicitaria, ma la realtà dei fatti presenti ostacoli insormontabili, dai costi monstre all’agenda fittissima dell’artista.
Perché i super ospiti internazionali disertano l’Ariston
Il problema non riguarda solo Madonna, ma rappresenta la punta di un iceberg che coinvolge tutto il sistema dei “super ospiti”. Oggi le star accettano inviti solo se esiste una forte giustificazione promozionale, come accade per programmi come Che Tempo Che Fa. Senza questo traino, l’unico linguaggio per convincere nomi come Lady Gaga — che già nel 2021 declinò l’invito nonostante fosse in Italia per girare un film — resta quello dei soldi. Con ascolti che reggono benissimo anche puntando su volti noti del panorama nazionale, la Rai valuta con estrema prudenza l’investimento di milioni di euro su nomi stranieri che non portano un reale valore aggiunto in termini di share.