Massimiliano Allegri

Da Conte ad Allegri, il Napoli cambia pelle: equilibrio, pragmatismo e nuovo volto tattico

Gli azzurri ripartono da Max: per l’ufficialità si attende la rescissione del contratto con il Milan
Vincenzo Lo Presti
Massimiliano Allegri (Getty Images)

Gli azzurri ripartono da Max: per l’ufficialità si attende la rescissione del contratto con il Milan

Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri (Getty Images)



Il Napoli del futuro parlerà la lingua di Massimiliano Allegri. Dopo il ciclo ad altissima intensità di Antonio Conte, il club azzurro sta valutando un cambio di filosofia tecnica, passando da un calcio verticale, aggressivo e sistematico a una gestione più pragmatica, fluida e orientata all’equilibrio. Aurelio De Laurentiis ha scelto Allegri – in lizza c’era anche l’ormai ex Bologna Vincenzo Italiano -, esonerato dal Milan dopo la mancata qualificazione in Champions League. Il tecnico livornese firmerà un contratto biennale con opzione per il terzo, con l’ufficialità che arriverà però solo dopo la rescissione con i rossoneri. 

Come gioca Massimiliano Allegri: il pragmatismo prima di tutto

Ridurre Allegri all’etichetta di allenatore difensivista sarebbe un errore. Nel corso della sua carriera, l’ex tecnico di Juve e Milan ha dimostrato soprattutto una caratteristica: la capacità di adattarsi ai giocatori a disposizione. È questo il vero marchio di fabbrica dell’allenatore toscano. Max non parte mai dal modulo, ma dagli uomini. Per questo motivo il Napoli potrebbe anche non avere un sistema fisso. Il tecnico livornese ha spesso alternato 4-3-3, 4-2-3-1, 3-5-2 e sistemi ibridi, modificando la struttura della squadra a seconda degli avversari e dei momenti della stagione. La filosofia resterebbe comunque chiara: equilibrio tra le fasi; occupazione intelligente degli spazi; gestione dei ritmi; attenzione maniacale alle transizioni; massima valorizzazione dei giocatori offensivi di qualità. In altre parole, un Napoli forse meno spettacolare, ma probabilmente più cinico e più europeo.

Napoli, con Allegri si ritorna al 4-3-3

L’ipotesi più credibile sarebbe un ritorno a un 4-3-3 più equilibrato rispetto a quello ultra offensivo visto in alcune fasi recenti. Allegri ama avere una linea difensiva compatta, mezzali dinamiche, esterni offensivi capaci di sacrificarsi e un centravanti in grado di legare il gioco. Con l’attuale rosa del Napoli, il sistema potrebbe svilupparsi con una linea a quattro in difesa che garantirebbe copertura e uscita pulita del pallone. Allegri ha sempre chiesto ai terzini grande disciplina tattica, evitando sbilanciamenti continui. Il Napoli potrebbe quindi perdere qualcosa in ampiezza offensiva, ma acquisire maggiore solidità nelle transizioni negative. I centrali avrebbero il compito di difendere in avanti senza rompere troppo le distanze. Uno dei principi fondamentali delle squadre di Allegri è infatti la compattezza verticale: pochi metri tra difesa e centrocampo per evitare di concedere campo agli avversari.

McTominay e Anguissa centrali nel nuovo Napoli targato Massimiliano Allegri

In mediana McTominay e Anguissa sarebbero centrali nel progetto. Se c’è un reparto che potrebbe esaltarsi con Allegri è infatti il centrocampo. Il tecnico livornese ha sempre valorizzato mezzali di inserimento, dinamiche e fisicamente dominanti. Basti pensare ai vari Vidal, Khedira, Matuidi o ancora più recente Rabiot, che ha giocato le sue stagioni migliori con Max tra Juve e Milan. Per caratteristiche, Scott McTominay potrebbe diventare il simbolo del nuovo Napoli allegriano. Lo scozzese unisce forza fisica, tempi d’inserimento e capacità di attaccare l’area, tutte qualità molto apprezzate dall’allenatore toscano. Anche Frank Anguissa rappresenterebbe un profilo ideale per garantire equilibrio e recupero palla. In cabina di regia, Allegri potrebbe chiedere meno costruzione e più gestione dei tempi di gioco. Il suo calcio non si basa sul possesso ossessivo, ma sull’efficacia.

Napoli “asimmetrico” sugli esterni

Uno degli aspetti più interessanti riguarderebbe però la gestione degli esterni offensivi. Allegri ama dare libertà ai giocatori di talento, ma pretende partecipazione difensiva. Nelle sue migliori Juventus, ad esempio, Mario Mandzukic veniva utilizzato quasi da ala tattica per garantire copertura e pressione laterale. In un eventuale Napoli di Allegri, Alisson Santos potrebbe partire largo a sinistra ma con ampia libertà di accentrarsi. L’obiettivo sarebbe creare superiorità qualitativa negli ultimi trenta metri, senza però lasciare la squadra scoperta. L’esterno opposto, che potrebbe essere Politano, avrebbe probabilmente compiti più di equilibrio, alternando profondità e copertura. Allegri tende infatti a costruire squadre asimmetriche: un lato più creativo e uno più funzionale.

Un Napoli meno “rock” e più “strategico”

Il vero cambiamento riguarderebbe soprattutto la mentalità tattica. Il Napoli di Conte ha spesso imposto ritmi elevatissimi, pressione costante e verticalità immediata. Con Allegri si vedrebbe probabilmente una squadra più attendista e capace di leggere le partite. Il tecnico livornese ama abbassare il ritmo quando serve, spezzare le transizioni avversarie e colpire nei momenti chiave. Questo approccio potrebbe risultare particolarmente utile in Champions League, competizione in cui Allegri ha spesso dimostrato grande capacità nella preparazione tattica delle gare a eliminazione diretta. Un altro elemento distintivo del possibile Napoli allegriano sarebbe la flessibilità tattica. Allegri difficilmente resterebbe ancorato a un solo sistema di gioco. Durante la partita il Napoli potrebbe trasformarsi: da 4-3-3 a 4-2-3-1, da 4-3-3 a 3-5-2 in fase difensiva, oppure utilizzare strutture ibride in possesso. È una caratteristica che il tecnico ha sviluppato soprattutto nelle esperienze alla Juve, dove alternava continuamente sistemi diversi anche all’interno della stessa gara. Per questo motivo, più che il modulo, conterebbero i principi: compattezza, lettura dei momenti, occupazione razionale degli spazi e qualità individuale nelle scelte offensive.

Allegri-Napoli: una scelta di maturità europea?

L’eventuale approdo di Allegri rappresenterebbe una scelta molto diversa rispetto al recente passato del Napoli. Meno integralismo tattico, più gestione. Meno ricerca ossessiva del dominio, più controllo emotivo delle partite. Non sarebbe necessariamente un passo indietro sul piano del gioco, ma piuttosto un cambio culturale. Allegri ha sempre dimostrato di saper costruire squadre capaci di durare nelle stagioni lunghe, adattarsi ai contesti e competere ai massimi livelli. E forse è proprio questo che il Napoli starebbe cercando: non soltanto vincere ancora, ma imparare a restare stabilmente tra le grandi d’Europa. 

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