Italia, troppi stranieri? Un falso problema, lo dimostrano i dati

Troppi stranieri in Italia? Non si tratta di un vero problema, negli altri campionati la situazione è la stessa
Niccolò Di Leo

Troppi stranieri in Italia? Non si tratta di un vero problema, negli altri campionati la situazione è la stessa

L’Italia non andrà al Mondiale del 2026. Il presidente federale si è dimesso. Lo stesso ha fatto il capo delegazione. Ora l’attesa è solamente per Gennaro Gattuso, ma le sensazioni sul suo futuro è che non sia così dissimile rispetto a Gravina e Buffon. Come avvenuto anche nelle due catastrofi (sportive) precedenti, anche questa volta il tema delle ultime ore è quello delle riforme. La tanto richiesta rivoluzione che il sistema calcistico italiano deve subire ormai da 20 anni, ma che nessuno ha avuto il coraggio, al voglia e la forza di fare. A partire dai presidenti della FIGC, fino ai club, passando per tutti gli organi che si occupano di calcio e sport nel nostro Paese.

Si torna a parlare con la speranza che le parole diventino fatti e il timore che la storia sia sempre la stessa. Si presentano soluzioni come quella del rafforzamento del settore giovanile e altre campate per aria come la necessità che gli italiani giochino in Italia. Dimenticandoci forse che tre dei nostri giocatori più forti militano in Premier League (Donnarumma, Calafiori e Tonali). Quest’ultima, poi, è una teoria datata che getta su basi solide (quelle della crescita dei settori giovanili), ma che viene descritta in maniera erronea dimenticandoci che quel che conta è formare il giocatore, non il campionato dove gioca e a confermarcelo sono come sempre i dati.

Troppi stranieri in Italia? Non è vero

Oggi guardiamo al campionato di Serie A come un campionato in cui giocano troppi stranieri. In effetti questo è vero. Il 68,5% dei giocatori della Serie A provengono dall’esteroo. Questo numero, però, non è così assurdo e ‘sbagliato’ come si vuole far credere. Tut’altro. In realtà è perfettamente in linea con 4 dei top 5 campionati europei. In Ligue 1, infatti, il 62,1% dei giocatori sono stranieri, così come nella rinnovata Bundesliga i giocatori che provengono dall’estero sono il 58,9%.

Il numero più altro tra tutte, però, lo raggiunge la Premier League che arriva a toccare addirittura il 72,2%. L’unica eccezione è rappresentata da LaLiga. Nel campionato spagnolo, infatti, solo il 43,7% dei giocatori ha un passaporto diverso da quello spagnolo, anche per merito della cultura sportiva che ha sempre spinto i club iberici a puntare sui propri settori giovanili. Nonostante il numero di stranieri presenti nel campionato e il poco rifornimento di alcuni di questi alle proprie Nazionali, i risultati sportivi restano intatti. Francia e Inghilterra sono tra le selezioni più forti, ma anche con meno giocatori provenienti dai propri campionati, a conferma di come quello che conti sia il valore del singolo e non la sua permanenza.

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