Juve, la priorità è far cassa: la risposta al caso Mbangula

I tifosi bianconeri hanno criticato la società per la decisione di cedere il giovane belga al Werder Brema per 'soli' 10 milioni: i motivi alla base della scelta presa da Comolli e Modesto
Giordano Grassi

I tifosi bianconeri hanno criticato la società per la decisione di cedere il giovane belga al Werder Brema per ‘soli’ 10 milioni: i motivi alla base della scelta presa da Comolli e Modesto

La notizia della stretta di mano – virtuale – tra i dirigenti della Juventus e quelli del Werder Brema per il trasferimento di Samuel Mbangula in Germania in cambio di un assegno da dieci milioni di euro, cui potranno aggiungersene ulteriori tre attraverso alcuni bonus presenti nel contratto, ha fatto storcere il naso – per usare un eufemismo – a pressoché tutti i sostenitori della Vecchia Signora.

I numeri con la Juve

Mbangula, gettato nella mischia dall’ex tecnico bianconero Thiago Motta sin dalla prima giornata dello scorso campionato, nella quale bagnò il proprio esordio in Serie A con un gol e un assist, non ha mai pagato il doppio salto di categoria, dimostrandosi all’altezza della situazione tanto dal 1′ che da ‘spaccapartite” a gara in corso: alla fine, concluderà la stagione con quattro reti, altrettanti passaggi vincenti e un rigore procurato. Numeri che il giovane esterno belga proveniente dalla Next Gen ha collezionato pressoché esclusivamente sotto la gestione dell’italo-brasiliano ex Bologna, per essere poi messo in naftalina da Igor Tudor, che gli ha concesso soltanto una manciata di minuti a nove giornate dal termine (e nessuna chance durante il Mondiale per club), non contribuendo così a un aumento del suo valore d’acquisto.

La plusvalenza totale

Bisogna, inoltre, tener conto che la Juventus, al momento, ha un bisogno disperato di liquidità per concludere alcune trattative legate a ruoli considerati chiave. Mbangula, al momento, è fuori dal progetto tecnico di Tudor e la società ha deciso di sfruttare l’occasione di una plusvalenza importante, da doppia cifra, considerando che il ragazzo arrivò a Torino per mezzo milione, e sfidare la sorte, accettando il rischio di assistere inermi a casi quali Huijsen, Kean o Nicolussi Caviglia.

Giordano Grassi

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