La Juve compie 129 anni: le origini del club

La Juventus compie oggi 129 anni. Il 1° novembre 1897 è la data scelta per ricordare la nascita del club. In realtà il giorno esatto della fondazione non è documentato, e per convenzione si festeggia il 1° novembre. Quello che si sa con certezza è che la storia della Vecchia Signora non è iniziata in uno stadio o in una sede ufficiale, ma tra i banchi di scuola e su una panchina, grazie a un gruppo di ragazzi appassionati di uno sport che in Italia era ancora quasi sconosciuto.
Una panchina e un gruppo di liceali
I fondatori della Juventus erano studenti della terza e quarta classe del Liceo classico Massimo d’Azeglio, tutti tra i 14 e i 17 anni. Dopo le lezioni giocavano a football nella vicina Piazza d’armi e si davano appuntamento su una panchina vicino alla scuola. Si trovava di fronte alla pasticceria Platti, all’angolo tra l’allora corso Duca di Genova, oggi corso Re Umberto, e corso Vittorio Emanuele II. Lì si parlava soprattutto di sport e di calcio, il nuovo gioco che dalla Gran Bretagna si stava diffondendo in tutta Europa. Quella panchina esiste ancora: dal 2012 è conservata nel museo del club.
Tra i ragazzi del primo gruppo c’erano i fratelli Eugenio ed Enrico Canfari, Gioacchino e Alfredo Armano, Luigi Gibezzi, Umberto Malvano, Carlo Vittorio Varetti e Domenico Donna. Più tardi si aggiunsero altri compagni. Il primo presidente fu Eugenio Canfari.
La sfida sul nome
Il primo problema fu trovare una sede. Lo risolsero i fratelli Canfari, che misero a disposizione il retro della loro officina di biciclette in corso Re Umberto 42, dove si tenne la prima riunione. Il passo successivo fu scegliere il nome, e la discussione fu accesa. I nomi proposti erano tre: “Società Via Fort”, “Società Sportiva Massimo d’Azeglio” e “Sport-Club Juventus”. Alla fine vinse proprio quello che all’inizio aveva meno sostenitori. Sport-Club Juventus sembrava un compromesso tra un nome inglese e uno latino, e poteva far conoscere la squadra anche fuori da Torino.
Il nome viene dal latino iuventus, che significa “gioventù”. Enrico Canfari, uno dei fondatori, era tra quelli contrari, perché pensava che il nome non andasse bene per dei soci che prima o poi sarebbero diventati adulti. Anni dopo però, nella sua testimonianza, ammise di essersi sbagliato con una frase rimasta famosa: “nella ‘Juventus’ non s’invecchia”. È curioso che una squadra con un nome legato alla giovinezza sia poi diventata famosa anche come “Vecchia Signora”.
Sfratti, traslochi e prime partite
I primi anni non furono facili. La società si spostò presto in una scuderia in via Parini, ma l’affitto di sei lire al mese era troppo alto per dei ragazzi, e la Juventus fu sfrattata. Nel 1898 i soci e i giocatori aumentarono, e la sede passò in un locale di via Piazzi 4. In quel periodo la presidenza passò da Eugenio Canfari al fratello Enrico. Il 15 marzo di quell’anno nacque la Federazione Italiana Foot-Ball, ma la Juventus non si iscrisse e quindi non partecipò al primo campionato italiano, giocato a Torino l’8 maggio 1898.
Il 1899 fu l’anno delle prime partite contro altre squadre. L’11 giugno, in Piazza d’armi, si giocò la prima amichevole documentata, contro la squadra dell’istituto tecnico Germano Sommeiller. Arrivarono poi i primi inviti ad Alessandria, Milano e Genova. La Juventus fu anche la prima squadra in Italia a ospitare una formazione straniera, gli svizzeri del Montriond Lausanne. Poco dopo ottenne il permesso di giocare al Velodromo Umberto I, uno dei principali impianti sportivi della Torino di quel tempo.
Dalla camicia bianca al rosa, poi il bianconero
Le prime divise erano molto diverse da quelle di oggi. Nel 1897 i giocatori indossavano una camicia bianca e pantaloni “alla zuava”. Poco dopo arrivò la maglia rosa, con colletto bianco, papillon o cravattino nero e berretto nero, che la Juventus indossava anche al debutto in campionato nel 1900. Il cambio decisivo arrivò nel 1903. Le maglie rosa si scolorivano facilmente e serviva una nuova divisa. Le nuove maglie arrivarono da Nottingham: grazie all’inglese John Savage, legato al club, la squadra adottò le strisce bianche e nere del Notts County. Da quel momento il bianconero è diventato il simbolo della Juventus.
L’esordio ufficiale, il primo scudetto
L’esordio nel campionato italiano arrivò l’11 marzo 1900, alla terza edizione, con una sconfitta per 1-0 contro la Torinese in Piazza d’armi. Una settimana dopo, il 18 marzo, arrivò la prima vittoria ufficiale, 2-0 contro la Ginnastica Torino. Quella stagione la squadra fu eliminata nelle qualificazioni regionali, ma vinse per la prima volta la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione, che conquistò anche nei due anni successivi. Il primo grande successo arrivò nel 1905. La Juventus vinse il suo primo campionato italiano dopo un girone finale a tre con Genoa e Milanese. Negli anni successivi i bianconeri lasciarono Piazza d’armi e si trasferirono in un campo tutto loro in corso Marsiglia, con le prime tribune in muratura.
L’era Agnelli
Dopo la Prima guerra mondiale la presidenza passò a Corradino Corradini, poeta e letterato. Fu lui a scrivere l’inno della società, che venne cantato fino agli anni Sessanta. La svolta più importante però arrivò il 24 luglio 1923. Quel giorno l’assemblea dei soci elesse all’unanimità presidente Edoardo Agnelli, figlio del fondatore della FIAT. Fu l’inizio di un nuovo ciclo: arrivarono il primo vero allenatore, l’ungherese Jenő Károly, e il primo grande campione straniero, Ferenc Hirzer. Nello stesso anno esordì in prima squadra Giampiero Combi, che sarebbe diventato una leggenda della porta bianconera. Era l’inizio del legame tra la Juventus e la famiglia Agnelli, che continua ancora oggi.
Da quella panchina davanti alla pasticceria Platti sono passati 129 anni. La Juventus è diventata un simbolo del calcio italiano, ma le sue origini restano legate a un’idea semplice: un gruppo di liceali che voleva giocare a calcio insieme.