Lazio, che disastro: niente trofeo e niente Europa per il secondo anno consecutivo

La finale di Coppa Italia persa contro l’Inter è diventata il simbolo e il culmine di una stagione negativa per la Lazio, incapace di reagire in una delle partite più importanti dell’anno. La squadra di Maurizio Sarri, squalificato e costretto a seguire il match dalla tribuna con il vice Ianni in panchina, è apparsa timida e poco incisiva per larghi tratti della gara. Solo nella ripresa ha creato qualche occasione, come il tentativo di Boulaye Dia, ma troppo poco per impensierire davvero l’Inter.
Un dato che deve far riflettere
La sconfitta certifica un dato pesante: la Lazio resterà fuori dalle competizioni europee per il secondo anno consecutivo, evento che non accadeva da oltre trent’anni (1990/1991 e 1991/1992). Un dato che riporta il club a periodi molto lontani, prima dell’era moderna, e che sottolinea un evidente ridimensionamento tecnico.
Non era mai capitato nell’era Lotito di mancare la qualificazione europea per due anni di fila, anche se in questo contesto c’è da sottolineare anche l’annata 2005/2006: i biancocelesti si erano fermati all’Intertoto, anticamera della Coppa UEFA che oggi non esiste più, perdendo una delle semifinali contro il Marsiglia, e l’anno dopo nelle coppe non ha proprio giocato.I problemi della Lazio
I problemi della stagione sono stati soprattutto strutturali. La rosa è apparsa incompleta, in particolare nel ruolo di centravanti: tra cambi in corsa e soluzioni adattate, la Lazio non ha mai trovato un vero punto di riferimento offensivo. Anche in finale si sono visti i limiti, con un attacco poco pericoloso e facilmente controllato dalla difesa nerazzurra. A centrocampo, inoltre, le emergenze hanno costretto Sarri a soluzioni improvvisate, come l’utilizzo di Patric in posizioni non abituali.
Sul fondo resta anche la frattura con la tifoseria, sempre più distante dal presidente Claudio Lotito. Contestazioni e stadio vuoto hanno accompagnato gran parte della stagione, fino ai cori finali di protesta. Anche il ritorno del pubblico in finale non è bastato a cambiare l’inerzia di una squadra apparsa bloccata e senza energie.