Lazio-Milan, una lezione di calcio: la bellezza batte (di nuovo) il corto muso
Maurizio Sarri dà una lezione di calcio a Massimiliano Allegri: la Lazio batte di nuovo il Milan
La Lazio di nuovo artefice di uno Scudetto? Gli otto punti di distanza tra l’Inter e il Milan sembrerebbero dire di sì. I biancocelesti, dopo aver tolto il titolo ai nerazzurri un anno fa con la doppietta di Pedro a San Siro, oggi si fanno perdonare battendo l’altra squadra di Milano e vanificando l’esito del derby di una settimana fa. La squadra di Allegri era la favorita per portarsi a casa i tre punti dall’Olimpico. Arrivava con un umore differente, con la voglia di approfittare del passo falso degli uomini di Chivu contro l’Atalanta e di accorciare ulteriormente il divario dal primo posto in classifica. Dall’altra parte c’era una Lazio ferita, apparentemente decaduta, ma che ha trovato nel ritorno allo stadio dei propri tifosi quell’elisir che gli ha restituito forze e motivazioni.
Sarri annichilisce Allegri
La Lazio di Sarri batte 1-0 il Milan di Allegri, compromettendo i sogni di Scudetto rossoneri. Due filosofie di calcio che sono tornate a scontrarsi sul campo e per la seconda volta consecutiva ad avere la meglio è stato il bel gioco. Allo Stadio Olimpico la Lazio batte di nuovo il Milan, dopo il successo in Coppa Italia. Con la migliore prestazione stagionale della squadra biancoceleste, Gila e compagni hanno dettato i tempi e i ritmi della partita. Un palleggio in netto miglioramento ha permesso alla squadra di acquisire velocità in fase di costruzione e di poter contare su quelle verticalizzazioni immediate sulle corsie che Sarri chiede agli undici in campo.
Verticalizzazioni che sono arrivate, soprattutto a destra, dove militava Isaksen. Il danese manda in crisi Estupinan e in occasione del gol sfrutta alla perfezione un suo errore. La Lazio gestisce i momenti della gara e quando capisce che il Milan vuole fare sul serio per riaprirla, rincula e si difende come solo lei sa fare in Serie A. Nonostante i limiti della squadra, non è un segreto che la fase difensiva di Sarri sia tra le migliori in circolazione, al punto da consentire ad Allegri il primo tiro in porta dopo 60′, quando Motta neutralizza la conclusione di un assente Pulisic. La Lazio difende a pieno organico, Sarri diminuisce i giocatori di strappo e aumenta quelli di palleggio e manda in campo anche Dia che dà il suo contributo più in fase di copertura, che offensiva. Stoicamente la squadra si difende e non permette nulla al Milan, poi punta su Tavares per andare in rapidità e capovolgere l’azione, flirtando più volte con il 2-0.
In un mondo di Allegri ci vorrebbero più Sarri
Maurizio Sarri batte Massimiliano Allegri. Il corto muso punisce, di nuovo, il Milan e il suo allegrismo. Delle quattro sconfitte stagionali subite dai rossoneri, la metà sono state imposte dai biancocelesti a conferma di come la Lazio sia una squadra che in casa Milan non dovrebbero sopravvalutare. Prima della partita Sarri aveva detto di invidiare il fatturato ad Allegri, invitando i giornalisti a chiedere al livornese cosa invidiasse di Sarri. Oggi la lista potrebbe essere lunga. Il Comandante ha preso in mano una squadra distrutta psicologicamente, non rafforzata in estate e indebolita a gennaio.
Gli ha dato un motivo per terminare la stagione, l’ha portata in semifinale di Coppa Italia e, completamente da solo, ha riacceso un ambiente che si è stretto intorno alla sua figura, in un abbraccio che ieri a fine partita ha commosso anche i cuori più gelidi. Il futuro della Lazio è un’incognita, così come quello di Sarri. A Roma la speranza è che il condottiero resti. La speranza è che quel ‘Sarrismo’, quell’ostinazione di andare avanti verso un obiettivo a volte irraggiungibile continui a farla da padroni. “Aprite le porte alla bellezza” recitava il primo benvenuto della Lazio a Maurizio Sarri, oggi la bellezza si fa anche pragmatica e ci ricorda che in un mondo di Allegri ci vorrebbero più Sarri.