Milan, Amorim arranca: il gioco non decolla e la difesa è scoperta
Amorim fa fatica a dare la sua impronta al Milan: le ultime gare hanno portato alla luce tutte le difficoltà

Il Milan di Ruben Amorim nasce con un’idea precisa: allontanarsi il più possibile dal cortomusismo e costruire una squadra capace di imporre un calcio offensivo, intenso e dominante. Se potesse scegliere, il tecnico portoghese preferirebbe vincere 4-3 piuttosto che 1-0. Ma per sostenere questa filosofia servono pressione, raddoppi, intensità e soprattutto una fase offensiva capace di produrre con continuità. Finora, però, queste caratteristiche si sono viste soltanto a sprazzi, con Torino e, in parte, Venezia. Il rischio è evidente: quando la squadra attacca senza la necessaria organizzazione, gli spazi concessi agli avversari diventano enormi. E così anche la vocazione offensiva finisce per trasformarsi in un problema.
Difesa fragile
La sfida contro il Benfica ha messo in evidenza soprattutto le difficoltà del reparto arretrato del Milan. I sei gol incassati nelle prime cinque uscite stagionali, con una sola gara chiusa senza subire reti, raccontano di una squadra ancora lontana dagli equilibri richiesti dal tecnico Amorim. Nelle reti subite emergono infatti responsabilità individuali e collettive: marcature poco aggressive, uscite tardive e una linea difensiva spesso incapace di seguire i movimenti degli avversari. Sul primo gol, Kaminski ha trovato spazio tra Chukwueze e Terracciano, mentre Lukebakio ha potuto ricevere, muoversi orizzontalmente e calciare senza una pressione realmente efficace.
A caccia di equilibri
Ancora più indicativo il secondo gol, arrivato con una difesa schierata e apparentemente pronta a gestire l’azione. El Karouani ha avuto tutto il tempo per osservare il movimento di Kaminskie servirlo, mentre la retroguardia rossonera è rimasta praticamente immobile. Gli errori dei singoli si sommano così alle difficoltà del reparto e a quelle dell’intera fase difensiva. Per Amorim, subire qualche gol non rappresenta necessariamente un problema: il suo calcio prevede inevitabilmente dei rischi. Diventa però una criticità quando, contemporaneamente, il Milan non riesce a costruire una produzione offensiva all’altezza della propria filosofia.