Rafael Leão

Milan, attacco inceppato: il vero problema di Allegri è sotto porta

I rossoneri creano tanto ma sbagliano troppo negli ultimi sedici metri: Leao, Pulisic e Gimenez sotto accusa
Vincenzo Lo Presti
Rafael Leão, Getty Images

I rossoneri creano tanto ma sbagliano troppo negli ultimi sedici metri: Leao, Pulisic e Gimenez sotto accusa

Rafael Leão
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Il Milan ha soltanto il sesto attacco della Serie A con 48 gol segnati, ma è anche una delle squadre che crea di più in tutto il campionato. Solo Inter e Juventus hanno prodotto un numero maggiore di grandi occasioni rispetto ai rossoneri nella stagione 2025-26. Un paradosso che racconta perfettamente l’annata della squadra di Massimiliano Allegri: tanta costruzione, poca concretezza e una continuità offensiva mai realmente trovata. La distanza tra occasioni create e reti realizzate è oggi uno dei principali motivi che spiegano perché il Diavolo stia ancora lottando per un posto in Champions League invece di competere stabilmente per lo scudetto. Il problema non riguarda soltanto gli attaccanti, ma un intero sistema offensivo che produce molto senza riuscire a trasformare il volume di gioco in numeri realmente decisivi.

Milan, i numeri dell’attacco: troppe occasioni sprecate

I dati fotografano una situazione quasi inspiegabile. Con 66 grandi occasioni create, il Milan è terzo in Serie A dietro soltanto all’Inter (90) e alla Juventus (72). Eppure i rossoneri hanno segnato appena 48 reti, un bottino inferiore rispetto alle aspettative e soprattutto insufficiente per una squadra costruita con ambizioni di vertice. Il problema principale è la percentuale realizzativa. In molte partite il Milan produce, arriva facilmente negli ultimi trenta metri, crea situazioni favorevoli, ma manca sistematicamente il colpo decisivo. Una tendenza che si è accentuata soprattutto nella seconda parte della stagione, quando la squadra ha iniziato a perdere brillantezza e sicurezza sotto porta. Le ultime settimane sono emblematiche: tante conclusioni, possesso spesso dominante, ma appena un gol nelle ultime cinque partite di campionato, quello di Adrien Rabiot al Bentegodi contro l’Hellas Verona, unica vittoria in questo parziale. In diverse gare il Milan ha raccolto meno di quanto prodotto, lasciando punti pesanti per strada nella corsa Champions.

Leao, Pulisic e Gimenez: i big del Milan sotto accusa

Inevitabilmente, quando i numeri offensivi non tornano, l’attenzione si sposta sui giocatori più attesi. Rafael Leao continua ad alternare prestazioni importanti a lunghi momenti di assenza dentro la partita. Il portoghese resta il giocatore più imprevedibile della rosa, ma anche quello da cui ci si aspetta un salto definitivo in termini di leadership e continuità realizzativa. Anche Christian Pulisic, pur avendo garantito equilibrio e qualità tra le linee, ha rallentato il proprio rendimento offensivo negli ultimi mesi e non segna addirittura dal 28 dicembre, quando nel 3-0 agli scaligeri siglò il suo ottavo e fin qui ultimo centro in stagione. Lo statunitense resta fondamentale nel gioco di Allegri, ma il Milan aveva bisogno di numeri ancora più pesanti nei momenti chiave dell’annata. Discorso simile per Santiago Gimenez. L’attaccante messicano era arrivato con il compito di aumentare il peso offensivo della squadra, ma il suo inserimento nel calcio italiano si è rivelato più complicato del previsto. Movimenti giusti, presenza costante in area, ma poca freddezza sotto porta nei momenti decisivi.

Allegri e il problema della finalizzazione del Milan

Massimiliano Allegri ha più volte difeso pubblicamente i suoi attaccanti, sottolineando come la produzione offensiva della squadra resti comunque elevata. E in effetti i numeri sulle occasioni create confermano che il Milan riesce spesso ad arrivare bene negli ultimi metri. Il vero problema nasce nella gestione degli episodi. I rossoneri sbagliano troppo davanti alla porta e spesso perdono fiducia dopo i primi errori. Una fragilità mentale che si riflette anche nella gestione delle partite: il Diavolo domina alcuni tratti di gara, ma fatica a chiudere gli incontri quando ne ha l’opportunità. Per Max, quindi, la sfida non è soltanto tattica ma soprattutto psicologica. Ritrovare cinismo e serenità negli ultimi sedici metri sarà fondamentale per salvare la stagione e conquistare almeno la qualificazione alla prossima Champions League.

Il mercato estivo può cambiare il volto dell’attacco rossonero

Proprio per questo motivo il reparto offensivo sarà uno dei temi centrali del prossimo mercato estivo. La dirigenza rossonera sta già valutando diversi profili per aumentare qualità e concretezza negli ultimi metri. Molto dipenderà dalla qualificazione Champions. Con gli introiti europei, il Milan potrebbe puntare su un attaccante di primo livello capace di garantire immediatamente 20 gol stagionali. In caso contrario, il club sarebbe costretto a fare valutazioni differenti anche sui big già presenti in rosa. Di certo c’è che il Milan non può più permettersi una simile sproporzione tra gioco prodotto e gol segnati. Perché nel calcio moderno creare tanto senza concretizzare rischia di diventare il limite più grande.

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