MotoGP, si accende il dibattito sulla sicurezza: le riflessioni dopo Montmelò
Gli incidenti in Catalogna hanno alimentato il dibattito intorno alla sicurezza in MotoGP
Il fine settimana di MotoGP a Montmelò è stato particolarmente teso. Al di là del numero di cadute tra le FP1 e la gara, ad aver spaventato pubblico e addetti ai lavori sono stati gli episodi che hanno visto protagonisti Alex Marquez e Johann Zarco. Il pilota spagnolo è stato trasportato in ospedale dopo l’impatto sul rettilineo tra la sua Ducati Gresini e il posteriore della KTM di Pedro Acosta.
I due incidenti nell’ultimo Gran Premio di MotoGP
Quest’ultimo era stato costretto a fermarsi in piena corsa per un problema alla sua moto, ma non ha fatto in tempo a segnalarlo che alle sue spalle è arrivato a velocità massima Marquez. La due ruote grigia del #73 è volata sull’esterno, facendolo scivolare lungo il prato. Fortunatamente il pilota è rimasto cosciente e se l’è cavata con qualche frattura scongiurando il peggio. Un esito drammatico quello sfiorato anche pochi minuti dopo da Zarco. Al rientro dalla prima delle due bandiere rosse, il francese è caduto in curva 1 e la sua tuta si è impigliata nella moto di Bagnaia con la quale ha rotolato più e più volte in mezzo alla ghiaia costringendo a una nuova sospensione e a un altro intervento della squadra medica. Quest’ultima dopo aver verificato se fosse cosciente, lo ha trasportato nell’ospedale di Barcellona dove lo hanno sottoposto a degli accertamenti. Per lui la situazione è clinicamente più grave di Marquez, ma comunque prova di ogni rischio.
Il dibattito sulla sicurezza in MotoGP
Il teso weekend in Catalogna, però, è stato anche occasione di polemica e, quindi, di riflessione. Il dibattito è andato oltre la gara vinta da Fabio Di Giannantonio, orientandosi su delicato tema della sicurezza. Dal silenzio, improvvisamente, sono emerse inaspettate teorie e notizie. Tra queste il fatto che ogni venerdì, alle ore 18.00, quando la Safety Commission si riunisce con i piloti, di recente sono solo tre quelli che presenziano sempre: Marini, Binder e Bagnaia. Tuttavia, il grido di avere maggior tutela dei piloti si alza forte e, giustamente, questa volta fa rumore. Enea Bastianini qualche tempo fa aveva proposto l’istituzione di un rappresentante dei piloti, una figura carismatica, iconica, che sia in grado di farne gli interessi soprattutto per quel che riguarda la loro sicurezza. La gara di Montmelò ha sollevato tante perplessità.
Il ritiro in pista dopo la seconda bandiera rossa
Negli studi televisivi in molti non hanno compreso il ritorno in pista dopo la prima bandiera rossa, ma hanno definito incomprensibile la ripresa della gara dopo l’incidente di Zarco. Ce n’era davvero bisogno? Si chiedono tutti cercando di delineare il confine tra spettacolo e rispetto degli attori. “The show must go on” cantavano i Queen, trasformando un concetto in una filosofia di vita. Ma tutto ha un limite. Dov’è che lo show può e, anzi, deve interrompersi? L’inserimento di alcuni paletti è una condizione, per forza di cose, necessaria e che, forse, le drammatiche due ore di Barcellona hanno messo in evidenza.
Tragedia sfiorata, ora qualcosa deve cambiare
La tragedia non è avvenuta. Ma è stata solo fortuna. Per puro caso rivedremo Marquez e Zarco su una moto, in pista, insieme agli altri. Ma poteva andare decisamente peggio. Questa volta le riflessioni sono legittime e, una volta tanto, non nascono dal dramma, ma offrono la possibilità di anticiparlo ed evitarlo. La domanda da porsi è: cosa possiamo fare per cambiare le cose e tutelare i piloti? Bezzecchi ha detto una cosa importante: “A volte non ci rendiamo conto di quanto rischiamo“. Le sue parole sono gravi, ma non perché sbagliate. Sono gravi perché fanno capire quanto ogni domenica si scherzi con il fuoco. Essendo uno sport ad alto rischio, di questo ne siamo tutti consapevoli, non si possono azzerare le preoccupazioni, ma bisogna far di tutto affinché i pericoli siano il meno possibile, anche togliendo – se necessario – qualcosa allo spettacolo.