Nazionale, Gravina svela il retroscena: “Mancini voleva tornare, ma avevamo scelto Gattuso”

Gravina ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport
Chiara Scatena
Roberto Mancini (Photo by Robert Cianflone/Getty Images)
Roberto Mancini (Photo by Robert Cianflone/Getty Images)

A quattro giorni dall’addio ufficiale alla presidenza della FIGC, Gabriele Gravina ha tracciato un bilancio del proprio mandato in una lunga intervista al Corriere dello Sport, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa. Gravina ha iniziato attaccando duramente la politica, accusandola di voler interferire in ambiti che non le competono: secondo l’ex presidente federale, negli ultimi anni è stata portata avanti una strategia volta a delegittimare la FIGC, mettendo in discussione controlli, giustizia sportiva e autonomia economica dell’ente.

Il retroscena su Mancini e Gattuso

Tra i temi affrontati anche quello della Nazionale. Gravina ha rivelato che Roberto Mancini gli aveva chiesto di tornare alla guida degli Azzurri dopo l’addio, ma la scelta era già ricaduta su Gennaro Gattuso, che a suo giudizio avrebbe dovuto proseguire il percorso anche dopo la sconfitta contro la Bosnia. Sul possibile futuro commissario tecnico, ha espresso apprezzamento per Silvio Baldini, pur invitando a valutare attentamente le conseguenze di un eventuale cambio, considerando il lavoro avviato con la Nazionale olimpica.

Sulle dimissioni e il calcio giovanile

Spiegando le ragioni delle dimissioni, Gravina ha parlato di un clima diventato insostenibile, segnato da continui attacchi personali e istituzionali. Ha ribadito di lasciare una federazione solida dal punto di vista economico e progettuale, rivendicando i risultati ottenuti durante il suo mandato. Non sono mancate le critiche alle recenti decisioni sul calcio giovanile: secondo Gravina, la scelta di portare il campionato Primavera da Under 19 a Under 20 rappresenterebbe, a suo avviso, un ostacolo allo sviluppo dei talenti.

La riforma del calcio italiano

Infine, l’ex presidente ha rilanciato le sue idee per la riforma del calcio italiano: una Serie A e una Serie B ridotte a 18 squadre, la creazione di una “B2” come categoria intermedia per accogliere anche le seconde squadre dei club professionistici e una profonda riorganizzazione della Lega Pro e del calcio dilettantistico. Un progetto che, secondo Gravina, non è mai decollato a causa dei numerosi veti presenti nel sistema calcistico italiano.

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