Tonfo Inter: la Champions League non è la Serie A

Il ko per 4-3 contro il Brugge al Meazza certifica le difficoltà dei nerazzurri in Europa: quarta sconfitta consecutiva, settima nelle ultime otto
Vincenzo Lo Presti

Il ko per 4-3 contro il Brugge al Meazza certifica le difficoltà dei nerazzurri in Europa: quarta sconfitta consecutiva, settima nelle ultime otto

L’Inter crolla a San Siro, incassa quattro gol dal Club Brugge – tripletta del milanista Nicolò Tresoldi – e scrive una delle pagine più nere della propria storia europea. Il 3-4 contro i belgi, maturato al termine di una partita ricca di emozioni e disattenzioni difensive, certifica una crisi che non può più essere liquidata come un semplice incidente di percorso. Come riferisce Opta, per la prima volta nella storia nerazzurra in Coppa dei Campioni e UEFA Champions League arrivano quattro sconfitte consecutive, sette nelle ultime otto. E c’è un altro dato che rende ancora più amaro il ko: mai prima d’ora una squadra belga aveva segnato quattro reti contro un’avversaria italiana nella competizione.

Inter, record negativo in Champions League

I numeri, in questo caso, sono più eloquenti di qualsiasi giudizio. La serie comprende le due sconfitte contro il Bodø/Glimt nei playoff della scorsa stagione, il passo falso all’esordio contro il Real Madrid al Bernabeu (2-1) e la caduta di San Siro contro la formazione belga. Un filotto che racconta le difficoltà di una squadra capace di competere ai massimi livelli, ma improvvisamente vulnerabile quando il margine d’errore si riduce. I nerazzurri rimangono fermi a zero punti dopo due partite, complicando sensibilmente il percorso verso la qualificazione. Il calendario non concede pause e la prossima sfida europea contro lo Shakhtar Donetsk assume già un peso importante per il futuro della squadra.

L’Inter domina in Italia, ma in Europa…

Gli errori individuali pesano, ma sarebbe riduttivo fermarsi soltanto a quelli: il problema riguarda gli equilibri collettivi e la capacità di leggere le situazioni di pericolo. È proprio questo il punto centrale della crisi nerazzurra. “La Champions League non è la Serie A”, e il titolo non vuole essere soltanto una provocazione. In campionato la conoscenza degli avversari, la qualità tecnica e la capacità di imporre il proprio gioco possono spesso consentire all’Inter di gestire le partite. In Europa, invece, basta perdere per pochi secondi le distanze tra i reparti per compromettere una gara. Le squadre avversarie sanno riconoscere le debolezze, attaccare gli spazi e trasformare un errore in un’occasione da gol. Il Brugge lo ha dimostrato con una prestazione concreta, senza lasciarsi intimidire dal nome dell’avversaria né dall’atmosfera di San Siro. La formazione belga ha saputo soffrire, ripartire e colpire nei momenti decisivi. L’Inter, al contrario, ha alternato buone iniziative offensive a blackout difensivi difficili da spiegare per una squadra con ambizioni europee. 

Inter, su cosa deve lavorare Chivu

Per Cristian Chivu si apre adesso una fase delicata. Il tecnico dovrà lavorare sulla tenuta mentale del gruppo, sulla protezione della difesa e sulla gestione delle transizioni, senza perdere la fiducia nelle qualità offensive della squadra. Il campionato e l’Europa richiedono risposte differenti, ma la continuità di rendimento deve essere un obiettivo comune. Non è sufficiente dominare o convincere in Serie A per sentirsi automaticamente pronti a competere in Champions League. La stagione è ancora lunga e il margine per rimediare c’è, ma il tempo degli alibi rischia di essere già finito. L’Inter deve ritrovare solidità, lucidità e fame europea, perché il prestigio conquistato negli ultimi anni non garantisce punti né qualificazioni. Il tonfo contro il Club Brugge lascia una lezione chiara: in Champions League il passato non difende, il blasone non para e il talento da solo non basta. Servono attenzione, equilibrio e concretezza. Se l’Inter vuole tornare protagonista in Europa, dovrà dimostrare di aver imparato la lezione già dalla prossima partita.

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