Tre anni senza Vialli: l’eterno ricordo di chi ha insegnato al mondo il coraggio

Ricorrono oggi tre anni dalla scomparsa di Gianluca Vialli. Il ricordo dell'uomo e del campione, dalla Cremonese ai trionfi con Juventus, Chelsea e Nazionale.

A tre anni esatti dalla sua scomparsa, il ricordo di Gianluca Vialli non accenna a sbiadire. Era il 5 gennaio 2023 quando il campione cremonese si spegneva a Londra, presso il Royal Marsden Hospital, all’età di 58 anni. Da quel momento, il mondo dello sport e non solo ha scelto di celebrare non solo il calciatore straordinario, ma soprattutto l’uomo che ha saputo trasformare la propria battaglia contro il tumore al pancreas in un manifesto di dignità e resilienza. Definito da lui stesso un “ospite indesiderato”, il cancro non gli ha impedito di continuare a donare messaggi di speranza attraverso libri e interviste, diventando un punto di riferimento per chiunque si trovasse ad affrontare una sfida simile.

Dalla Cremonese all’Olimpo del calcio mondiale

La parabola di Vialli è iniziata sui campi polverosi dell’oratorio di Cristo Re, a Cremona, per poi decollare con la maglia grigiorossa della Cremonese, club con cui conquistò la storica Serie A nel 1984. Da lì, il passaggio nell’Olimpo del calcio è stato inarrestabile: protagonista dell’indimenticabile scudetto della Sampdoria, capitano sollevatore della Champions League con la Juventus e pioniere del calcio internazionale con il Chelsea. In ogni piazza dove ha giocato o allenato, Gianluca ha lasciato un segno indelebile, entrando di diritto nella storia come uno degli attaccanti più completi, eleganti e carismatici degli anni ’80 e ’90.

Un’eredità che va oltre il rettangolo verde

L’impatto di Vialli sulla società civile è stato altrettanto potente quanto quello sportivo. Attraverso la Fondazione Vialli e Mauro, ha sostenuto attivamente la ricerca sulla SLA e sul cancro, trasformando il successo personale in impegno sociale. Impossibile poi dimenticare l’estate del 2021: già segnato dalla malattia, Gianluca è stato l’anima silenziosa e il capo delegazione dell’Italia vincitrice dell’Europeo. Il suo abbraccio sul prato di Wembley con l’amico di sempre, Roberto Mancini, rimane l’immagine simbolo di un’amicizia fraterna e di un trionfo della volontà. Oggi, Cremona lo ricorda con murales e tributi allo stadio Zini, confermando che il “campione di coraggio” resterà per sempre un esempio vivente di come si possa affrontare la vita — e la fine — a testa alta.

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