29 passaggi e 10 giocatori coinvolti: il gol di Odegaard al Napoli è il manifesto dell’Arsenal di Arteta
I Gunners, dopo aver dominato in lungo e in largo, hanno aspettato il momento giusto per colpire con un’azione corale che ha coinvolto praticamente tutti i calciatori di movimento

Buona la prima per l’Arsenal di Mikel Arteta. Al debutto in Champions League, infatti, i campioni d’Inghilterra, nonché vicecampioni d’Europa, hanno espugnato il Maradona battendo 1-0 il Napoli grazie alla rete al 75′ del capitano Martin Odegaard. Un gol che racconta alla perfezione la filosofia della squadra di Mikel Arteta che ha avuto pazienza e ha atteso il momento giusto per colpire. A un quarto d’ora dalla fine, infatti, i Gunners hanno trovato il modo di sbloccare una partita che stavano dominando sul piano del possesso e delle occasioni, ma che fino a quel momento sembrava stregata. Il pallone ha viaggiato attraverso 29 passaggi e il coinvolgimento di 10 giocatori, prima di arrivare al capitano norvegese, che ha chiuso l’azione con una conclusione splendida, finita sul palo prima di terminare in rete. Non è soltanto la qualità della conclusione a impressionare, ma soprattutto il modo in cui l’Arsenal ha costruito l’azione. I londinesi hanno fatto circolare il pallone con pazienza, attirando gli avversari da una parte all’altra del campo e aspettando che si aprisse lo spazio giusto. Poi, improvvisamente, il cambio di ritmo: Ben White e Christos Tzolis hanno combinato sulla destra, prima del pallone arretrato verso Odegaard, che dal limite dell’area ha trovato la traiettoria vincente.
Il calcio di Arteta: possesso, pazienza e accelerazioni
In quella rete c’è praticamente tutto il calcio di Mikel Arteta. L’Arsenal non ha la necessità di forzare ogni possesso e non cerca sistematicamente la giocata verticale. Al contrario, costruisce l’azione attraverso una fitta rete di passaggi, muovendo contemporaneamente pallone e avversari. La squadra londinese ha mantenuto il controllo anche nei momenti in cui il Napoli riusciva a chiudere gli spazi, continuando a far girare la sfera fino a trovare una soluzione. La partita del Maradona ha confermato proprio questa caratteristica: lArsenal ha creato diverse occasioni prima del gol, ma ha anche dovuto fare i conti con una certa imprecisione sotto porta. Saka, Merino e Hincapié hanno avuto opportunità importanti, mentre nella ripresa i Gunners hanno continuato a spingere senza perdere la propria identità. rteta può quindi essere soddisfatto soprattutto per l’atteggiamento mostrato dalla squadra. Il tecnico spagnolo ha sottolineato la mentalità, il coraggio e la qualità della prestazione, pur riconoscendo che i suoi ragazzi avrebbero potuto chiudere la partita molto prima. La vittoria esterna contro il Napoli, viceversa, dimostra anche la capacità dei Gunners di rimanere lucidi e pazienti nelle sfide più complicate.
Odegaard simbolo dell’Arsenal
A dare il volto alla vittoria è stato proprio Martin Odegaard. Il capitano dell’Arsenal non si è limitato a firmare il gol decisivo, ma ha partecipato alla costruzione della manovra e ha dettato i tempi della squadra. La sua rete al 75′ è arrivata al termine di una serata nella quale il norvegese ha confermato una condizione sempre più brillante: si tratta infatti del suo quarto gol nelle ultime cinque partite. Il successo del Maradona permette così all’Arsenal di iniziare nel migliore dei modi la nuova avventura in Champions League, con tre punti conquistati su un campo particolarmente difficile. I Gunners hanno dimostrato di possedere non soltanto qualità individuali, ma soprattutto una precisa identità collettiva. Ed è proprio questo il significato dei 29 passaggi e dei 10 giocatori coinvolti nell’azione del gol. Non una semplice statistica, ma la fotografia del progetto di Arteta: tutti partecipano alla costruzione, tutti devono essere pronti a muovere il pallone e tutti devono aspettare il momento giusto per colpire. Al Maradona è bastato un lampo di Odegaard per trasformare un lungo possesso in una vittoria pesantissima. Il manifesto dell’Arsenal di Arteta è tutto lì: il collettivo prepara, il talento decide.