Serie A, si cambia davvero: tutti i numeri della rivoluzione

Le prime tre giornate hanno raccontato un incredibile cambio di passo per il nostro campionato
Iacopo Erba
Daniele Orsato, Getty Images

Le prime tre giornate hanno raccontato un incredibile cambio di passo per il nostro campionato

Daniele Orsato, Getty Images

Per capire se qualcosa si sta davvero muovendo in Serie A non serve affidarsi stavolta alle sensazioni. Bastano i numeri, che dopo le prime tre giornate raccontano un campionato profondamente diverso rispetto a quello delle ultime stagioni. L’Italia è addirittura davanti a tutti in Europa per numero di reti segnate dopo i primi tre turni: 82 gol, un dato che non si registrava dal 2020/21. Nella scorsa stagione, allo stesso punto del torneo, le reti erano appena 65. Un salto evidente, che accompagna una serie di cambiamenti già percepibili sul campo.

Il primo riguarda il tempo effettivo di gioco, cresciuto fino a circa 60 minuti per partita contro i 53-54 dello scorso anno. La stretta sulle perdite di tempo ha dunque prodotto un effetto concreto: si gioca di più e, di conseguenza, aumentano le occasioni per attaccare, ribaltare l’azione e mettere sotto pressione le difese. Non è un caso che due delle rimonte più spettacolari di queste prime giornate siano arrivate praticamente allo scadere, con Roma e Inter capaci di ribaltare rispettivamente Atalanta e Napoli.

Giovani, ritmo e un arbitraggio diverso

La trasformazione, però, non riguarda soltanto il cronometro. In questo avvio di campionato si è visto un maggiore impiego dei giovani, mentre sul terreno di gioco gli arbitri hanno adottato un atteggiamento molto più vicino a quello che tradizionalmente associamo al calcio inglese. Una linea che in alcuni casi è apparsa persino eccessiva e che non ha comunque impedito errori anche importanti, ma che nel complesso ha favorito la continuità del gioco e ridotto le interruzioni.

Il risultato è un calcio in cui spesso la miglior difesa diventa l’attacco. Le squadre hanno più tempo per costruire e meno occasioni per spezzare il ritmo degli avversari attraverso falli, proteste o perdite di tempo. È una modifica che richiede anche un cambio di mentalità, perché per allontanarsi dall’immagine di un campionato antiquato e poco spettacolare non basta intervenire sulle regole: bisogna cambiare abitudini consolidate.

E gli altri numeri confermano la svolta

Ci sono poi tre statistiche che rendono ancora più particolare questo inizio di stagione. Nei cinque principali campionati europei il nostro è l’unico che non ha ancora registrato uno 0-0. E ancora più curioso il dato relativo ai rigori: in Serie A non ne è stato ancora fischiato nemmeno uno, altro primato condiviso da nessuno degli altri quattro grandi campionati.

Infine, soltanto un cartellino rosso è stato estratto in queste prime tre giornate. E anche in questo caso si tratta di un’espulsione particolare, perché Gianluca Gaetano è stato allontanato per proteste nel concitato finale di Roma-Atalanta. Meno interruzioni, più minuti giocati, più gol, più giovani e una gestione arbitrale che prova a favorire la continuità: dopo appena tre giornate è presto per parlare di rivoluzione definitiva, ma la Serie A ha già cambiato faccia e, stavolta, sono i numeri a raccontarlo.

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