Atalanta, pronta un rivoluzione: Palladino ne paga le conseguenze?
L’Atalanta a fine stagione potrebbe dare il via a una rivoluzione: a casa anche Palladino?
Il futuro di Raffaele Palladino da allenatore dell’Atalanta potrebbe aver ancora vita breve. Nonostante il cambio di rendimento della Dea dall’arrivo in panchina dell’ex Viola, dopo l’inizio zoppicante con Ivan Juric, i risultati potrebbero non bastare per centrare la qualificazione in Europa. Tutto dipenderà dal risultato della Lazio contro l’Inter in finale di Coppa Italia. Se a vincere, infatti, dovessero essere i biancocelesti, il settimo posto non sarebbe un risultato sufficiente per accedere alla prossima Conference League. In caso contrario, invece, il rendimento di Palladino alla guida dell’Atalanta permetterebbe alla squadra bergamasca di accontentarsi della terza competizione europea.
Le riflessioni dell’Atalanta
Al di là del risultato che Lazio e Inter matureranno mercoledì all’Olimpico, però, il futuro di Raffaele Palladino potrebbe rimanere invariato. Da Zingonia, infatti, sono in corso delle riflessioni che troveranno una conclusione solo nelle prossime settimane. L’Atalanta, infatti, sta avviando un percorso di ricostruzione che potrebbe partire dal direttore sportivo (D’Amico sarebbe vicino all’addio, con Giuntoli che potrebbe prendere il suo posto) e che di conseguenza si allargherà anche alla panchina.
Palladino si difende con i numeri
Palladino, dal canto suo, potrà difendersi mettendo sul piatto i numeri e i risultati ottenuti dal 22 novembre. In 25 partite di Serie A ha ottenuto 13, vittorie, 6 pareggi e 6 sconfitte, con il rendimento recente che macchia la media di 1,8 punti a partita. Gli ottavi di Champions contro il Bayern Monaco, dopo aver eliminato il Borussia Dortmund ai rigori, e le semifinali di Coppa Italia completano il quadro di una stagione che dal suo arrivo ha cambiato completamente volto.
Le posizioni di Palladino e dell’Atalanta
In qualche modo, Palladino si è già tutelato. Dopo la vittoria esterna contro il Milan, il tecnico dell’Atalanta ha confessato di sentirsi meritevole di una permanenza a Bergamo per via dei risultati ottenuti: “Io penso di essermi meritato la riconferma, ma sarà la società a decidere. Quando sono arrivato, questo era un gruppo demotivato: la società per prima cosa mi ha chiesto la salvezza, poi di arrivare il più in alto possibile. Potevamo fare di più: il sogno era la Champions, ma non ho rimpianti perché ho dato tutto“. E proprio dal fronte societario sono arrivate le prime perplessità, attraverso le parole di Luca Percassi: “Come da prassi, affrontiamo i temi con il mister alla fine di ogni stagione e sarà così anche in questo caso“.