Conte non cambia mai: in Champions non riesce a imporsi
Leone in Italia, agnello in Europa: la tradizione negativa del tecnico continua

Il pareggio per 1-1 contro il Copenaghen rischia di diventare uno spartiacque negativo nella stagione europea del Napoli. Un risultato che pesa, soprattutto perché arriva in un momento in cui il margine di errore praticamente non esisteva già più. Dopo sette giornate di Champions League, la squadra di Antonio Conte è ferma a otto punti, frutto di due vittorie, due pareggi e tre sconfitte, un bottino che oggi non garantisce neppure l’accesso ai playoff. Il rischio concreto è quello di restare fuori già nella prima fase, uno scenario che ridimensionerebbe drasticamente le ambizioni di un progetto nato per competere ad alto livello anche oltre la Serie A.
Una storia turbolenta
I numeri europei di Conte, d’altronde, continuano a raccontare una storia complicata. In Champions League il tecnico salentino ha collezionato complessivamente 17 vittorie, 16 pareggi e 16 sconfitte, un bilancio sorprendentemente lontano dagli standard di eccellenza che lo hanno reso uno degli allenatori più vincenti del panorama italiano. Un rendimento che fatica a decollare nei momenti chiave e che stride se messo a confronto con l’impatto devastante che Conte ha avuto nei campionati nazionali, dove la sua impronta tattica e mentale si è rivelata quasi sempre decisiva.
Casa dolce casa
È proprio la Serie A, infatti, a certificare la dimensione storica di Conte come allenatore. In Italia ha conquistato cinque scudetti sui sei campionati disputati, un dato che da solo basterebbe a definirne la grandezza. A questo si aggiunge un primato ancora più significativo: Conte vanta la media punti più alta della storia della Serie A tra gli allenatori con almeno 70 panchine, considerando il periodo dal 1929/30 in avanti. Un dominio statistico che rende ancora più evidente il paradosso europeo, dove il suo calcio non è mai riuscito a tradursi nella stessa continuità di risultati.