Giuntoli-Juve, un disastro annunciato: tutti gli errori

Si attende il comunicato ufficiale del club bianconero riguardo il licenziamento del direttore sportivo ex Napoli: la cronistoria di due anni di scelte incomprensibili sul mercato
Giordano Grassi

Si attende il comunicato ufficiale del club bianconero riguardo il licenziamento del direttore sportivo ex Napoli: la cronistoria di due anni di scelte incomprensibili sul mercato

La stagione conclusa con il raggiungimento dell’obiettivo minimo, vale a dire la qualificazione in Champions mediante il quarto posto, non ha posto fine all’emorragia emotiva dei tifosi – e a quanto pare anche della dirigenza – della Juventus. Il patron John Elkann sarebbe sceso in campo in prima persona, con un nuovo repulisti nell’organigramma societario – a partire dal Football Director, Cristiano Giuntoli, e i suoi più stretti collaboratori, Giuseppe Pompilio e Stefano Stefanelli – e un (vano) tentativo in extremis con Antonio Conte per affidargli la panchina.

Il mercato del 1° anno

Cristiano Giuntoli sbarca a Torino nell’estate del 2023 da fresco Campione d’Italia con il Napoli. Il budget a disposizione, complice la penalizzazione nel campionato precedente che ha privato la squadra della qualificazione in Champions ottenuta sul campo, seguita da una squalifica anche riguardo alla partecipazione alla Conference maturata mediante il piazzamento in classifica, è piuttosto esiguo e, durante l’estate, arriva soltanto Timothy Weah, al termine di una trattativa – probabilmente – condotto più da Manna, prima di compiere il tragitto inverso, che da Giuntoli stesso. Il dirigente toscano, però, sale sul banco degli imputati a gennaio quando, con la squadra di Allegri a ridosso della capolista Inter, come rinforzi per continuare a coltivare il sogno Scudetto arrivano due veri e propri oggetti misteriosi: Tiago Djalò e Carlos Alcaraz, soltanto omonimo del ben più famoso tennista, rivale numero uno di Jannik Sinner.

Il mercato del 2° anno

Ma è tra la sessione estiva e quella invernale della stagione ormai giunta alla sua naturale conclusione che si è compiuto il vero e proprio pasticcio, a trecentosessanta gradi. Si parte, ovviamente, con la scelta dell’allenatore, Thiago Motta, e di un progetto durato appena dieci mesi, di cui almeno un paio in totale agonia, e si prosegue con le cessioni: nessun ricavo, e anzi segni rossi, alle voci “rescissioni consensuali” di Szczesny, Danilo e Pogba, ed entrate al ‘minimo sindacale’ per la vendita di giovani e promettenti elementi del vivaio, molti dei quali esplosi altrove (Huijsen, Barrenechea, Iling-Junior, Fagioli, Soulé e Kean). Infine, gli acquisti: sia quelli ‘faraonici’, che hanno tradito le aspettative (circa 150 milioni complessivi per Douglas Luiz, Koopmeiners e Nico Gonzalez, ma ‘bruciano’ anche i circa 20 per Kelly), sia i prestiti onerosi (‘Chico’ Conceiçao, Renato Veiga e Kolo Muani), costati complessivamente – tra ‘affitto’ del cartellino e stipendio al lordo – un’ulteriore trentina di milioni, totalmente ‘a perdere’. Per quanto triste per i tifosi juventini, la cronistoria delle ultime quattro sessioni di mercato del club bianconero, di fatto, celava al proprio interno un disastro ampiamente annunciato…

Giordano Grassi

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