Dal CONI alla FIGC: la nuova sfida di Giovanni Malagò
A Malagò il compito arduo di risollevare le sorti del calcio italiano

Con l’elezione del 22 giugno 2026 alla presidenza della FIGC, Giovanni Malagò apre una nuova fase della propria lunga carriera. Dopo oltre un decennio alla guida del CONI, il dirigente romano è stato chiamato a guidare il calcio italiano in uno dei momenti più delicati della sua storia recente, segnato dalla mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale 2026 e da una profonda crisi di governance del sistema calcistico nazionale.
L’ascesa nella dirigenza sportiva
Il primo grande incarico arriva nel 1997 con la presidenza del Circolo Canottieri Aniene, uno dei club sportivi più influenti d’Italia. Da quel momento la sua presenza nel management sportivo cresce rapidamente. Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila ricopre numerosi ruoli organizzativi e gestionali: guida gli Internazionali d’Italia di tennis, è amministratore delegato e poi presidente della Virtus Roma di basket, partecipa all’organizzazione di eventi internazionali come gli Europei di pallavolo del 2005, i Mondiali di nuoto di Roma 2009 e i Mondiali di pallavolo del 2010. Parallelamente entra negli organismi direttivi del CONI, dove inizia a costruire il percorso che lo porterà ai vertici dello sport italiano.
La lunga stagione alla guida del CONI
La svolta arriva nel febbraio 2013, quando viene eletto presidente del CONI. La sua affermazione segna il ricambio generazionale al vertice dello sport italiano. Negli anni successivi verrà confermato per tre mandati consecutivi, restando alla guida del Comitato Olimpico fino al 2025. Durante la sua presidenza il movimento sportivo italiano ottiene risultati di grande rilievo, culminati nelle Olimpiadi di Tokyo 2020 e nei Giochi di Parigi 2024. Malagò è inoltre protagonista del progetto che porta all’assegnazione dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026, di cui assume la presidenza della Fondazione organizzatrice. Sul piano internazionale entra nel 2018 nel Comitato Olimpico Internazionale (CIO), consolidando ulteriormente il proprio profilo di dirigente sportivo di respiro globale.
La sfida della presidenza FIGC
Malagò succede a Gabriele Gravina in un contesto particolarmente difficile, caratterizzato dalla terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali. Tra le priorità indicate figurano la riforma dei settori giovanili, il rilancio della competitività internazionale del calcio italiano, la scelta della nuova guida tecnica della Nazionale e la preparazione degli Europei del 2032 che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia. L’elezione alla FIGC rappresenta il punto d’arrivo di un percorso che ha attraversato imprenditoria, agonismo, organizzazione di grandi eventi e governo dello sport nazionale. Ora Malagò si trova davanti alla sfida più complessa della sua carriera: riportare il calcio italiano ai vertici internazionali e restituire credibilità a un movimento che negli ultimi anni ha vissuto una delle fasi più difficili della propria storia.