Il paradosso Milan: in Champions League solo con Pioli

Analisi del digiuno europeo del Milan: nelle ultime 13 stagioni solo Stefano Pioli è riuscito a portare i rossoneri in Champions League, mentre gli altri tecnici hanno collezionato solo delusioni.
Marco Ercole
Stefano Pioli (Getty Images)

Per il Milan, l’accesso alla Champions League non è semplicemente un traguardo sportivo, ma una vera e propria conditio sine qua non aziendale, l’obiettivo stagionale da non fallire mai per garantire la sostenibilità economica senza sforare i tetti del bilancio annuale. Il problema, tuttavia, risiede nei numeri spietati dell’ultimo decennio abbondante: nelle ultime 13 stagioni, i rossoneri sono riusciti a strappare il pass per la massima competizione europea soltanto in quattro occasioni. Il dato clamoroso è che ci sono riusciti sempre e solo con un unico allenatore seduto in panchina: Stefano Pioli. Per tutti gli altri tecnici che si sono avvicendati a Milanello, la celebre “musichetta” è rimasta costantemente in modalità silenzioso.

Dal crollo post-Allegri alle delusioni dell’era cinese

Il lungo digiuno rossonero comincia nella stagione 2013/2014, quando l’avvicendamento in panchina a gennaio tra Massimiliano Allegri e Clarence Seedorf si concluse con un deludente ottavo posto, fuori da ogni coppa. La storia si è ripetuta identica con Filippo Inzaghi nel 2014/2015 e con la staffetta Mihajlovic-Brocchi nel 2015/2016. Una prima, parziale scossa arrivò nel 2016/2017 grazie a Vincenzo Montella, capace di vincere la Supercoppa Italiana e di riportare il club in Europa League grazie al sesto posto in classifica. L’illusione della svolta si materializzò l’anno successivo con la faraonica campagna acquisti firmata da Massimiliano Mirabelli e Marco Fassone, ma i risultati sul campo si rivelarono fallimentari: Montella venne esonerato a novembre e il subentrato Gennaro Gattuso non andò oltre un altro sesto posto. Lo stesso Gattuso, nella stagione successiva, visse la beffa più atroce, perdendo la Champions all’ultima giornata a causa della vittoria dell’Inter contro l’Empoli.

L’era americana e il miracolo firmato Stefano Pioli

L’avvento della proprietà Elliott inaugurò la stagione 2019/2020 con la scommessa calcistica di Marco Giampaolo: un disastro totale, culminato con l’esonero dopo una vittoria a Genova che lasciava il Milan nella parte destra della classifica. Al suo posto venne chiamato Stefano Pioli che, dopo un avvio complicato e grazie agli innesti invernali di Zlatan Ibrahimovic e Simon Kjaer, riuscì a blindare l’Europa League nel post-Covid. Da quel momento è iniziata una scalata regolare: nel 2020/2021 il Milan ha conquistato il secondo posto in campionato; nel 2021/2022 è arrivata la storica vittoria dello scudetto; nel 2022/2023 il pass Champions è stato agguantato grazie alla penalizzazione della Juventus che ha promosso Mike Maignan e compagni dal quinto al quarto posto; infine, nel 2023/2024, Pioli ha salutato il club con un altro secondo posto in classifica.

Il post-Pioli e la clamorosa beffa all’ultima curva

Se l’era Pioli aveva ridato certezze, il dopo è tornato a essere un incubo sportivo. Le successive scelte societarie ricadute su Paulo Fonseca e Sérgio Conceiçao non si sono rivelate corrette. Nonostante la conquista della Supercoppa Italiana a Riyadh, il Milan ha chiuso il campionato all’ottavo posto, perdendo inoltre la finale di Coppa Italia contro il Bologna. Una tendenza fallimentare confermata in modo speculare anche nella stagione appena conclusa: la formazione rossonera è rimasta stabilmente in zona Champions League dall’inizio del torneo fino alla penultima giornata di campionato, per poi farsi clamorosamente e incredibilmente beffare all’ultima curva, spegnendo ancora una volta i sogni di gloria dei tifosi.

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