La debacle di Reggio Emilia mette a nudo la Juve

Gli infortuni hanno ridotto le alternative, ma restano evidenti i problemi tattici e soprattutto l'assenza di leader 
Iacopo Erba
Luciano Spalletti (Getty Images)

Gli infortuni hanno ridotto le alternative, ma restano evidenti i problemi tattici e soprattutto l’assenza di leader 

Luciano Spalletti (Getty Images)

La sconfitta contro il Sassuolo ha lasciato alla Juventus molto più dei tre punti persi. Il 3-2 di Reggio Emilia ha infatti riportato a galla fragilità che vanno oltre il risultato e che riguardano soprattutto la capacità della squadra di restare compatta nei momenti decisivi. Il gol di Adzic, arrivato dopo il secondo pareggio di Zhegrova anch’esso allo scadere, è la fotografia più nitida di una squadra che ha perso equilibrio e riferimenti proprio quando avrebbe dovuto gestire la partita. Spalletti ha spiegato quella disunione con la volontà esasperata di cercare la vittoria, ma il concetto rischia di entrare in contrasto con una delle caratteristiche storiche della Juventus: la solidità (mentale e non solo). Gli infortuni hanno ulteriormente ridotto le alternative, ma il problema sembra ormai andare oltre l’emergenza numerica.

I problemi tattici

Sul piano tattico, la squadra continua a mostrare difficoltà evidenti nel trovare una struttura riconoscibile. La fase offensiva si affida troppo spesso a iniziative individuali e accelerazioni estemporanee. Conceicao ha qualità e imprevedibilità, ma non sempre prende la decisione corretta; Alajbegovic deve ancora completare il proprio percorso di crescita e l’assenza di Yildiz pesa enormemente sulle soluzioni tra le linee. Ancora più preoccupante è il rendimento degli attaccanti, con Kolo Muani in particolare che finora non ha dato le garanzie necessarie. In mezzo, la lunga lista degli indisponibili ha praticamente svuotato il reparto e Douglas Luiz resta uno dei pochi giocatori con caratteristiche adatte a garantire equilibrio nelle due fasi. Gli ingressi di Zhegrova e Nico Gonzalez hanno prodotto scosse positive, ma anche questo racconta quanto la Juve dipenda dalle fiammate più che dalla solidità del sistema.

L’assenza di leader

Il problema più profondo, però, sembra essere quello della leadership. Contro il Sassuolo è mancato un giocatore capace di leggere i momenti della partita, rallentare quando serviva, alzare la voce e trascinare il gruppo fuori dalle difficoltà. Non è un caso che dall’altra parte sia stato Nemanja Matic a imporsi come riferimento assoluto per personalità, ordine e qualità delle scelte. In una Juventus così slegata, un profilo con quelle caratteristiche sarebbe stato centrale nella formazione titolare. Spalletti ha parlato della necessità di costruire una maggiore forza mentale, ma per farlo servono anche uomini capaci di trasmetterla sul campo. Oggi la Juventus sembra avere potenzialmente talento, ma non ancora gerarchie e personalità sufficienti per trasformarlo in una dinamica di squadra vincente.

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