MotoGP, riunione segreta tra i piloti: non vogliono correre in Qatar. E la Formula 1…
Attenzione ai possibili sviluppi in MotoGP e Formula 1 in merito alle prossime gare in Medio Oriente

La sicurezza torna al centro del dibattito nel mondo dei motori. Una riunione riservata tra i piloti della MotoGP avrebbe infatti portato alla luce una posizione netta sul Gran Premio del Qatar, in programma a novembre. Secondo quanto riportato dal sito specializzato The Race, circa due terzi dei partecipanti avrebbero votato contro la disputa della gara di Lusail, alla luce delle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Una situazione che alimenta dubbi sulla possibilità di svolgere regolarmente l’appuntamento e che riporta in primo piano il ruolo dei protagonisti della pista nelle decisioni del campionato. Non si tratta soltanto di stabilire dove correre, ma anche di capire quanto i piloti possano incidere sulle scelte che riguardano direttamente la loro incolumità.
Anche la Formula 1 coinvolta
Le preoccupazioni non riguardano esclusivamente la MotoGP. Anche la Formula 1 deve fare i conti con gli interrogativi legati ai Gran Premi del Qatar e di Abu Dhabi. Il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, si è mostrato fiducioso sulla possibilità di disputare entrambi gli eventi, dichiarando che si svolgeranno perché non ci sarebbe pericolo. Una posizione che non trova tutti pienamente convinti. Carlos Sainz, pilota della Williams, ha sottolineato come sia ancora prematuro esprimere certezze, considerando l’evoluzione della situazione internazionale e le possibili ripercussioni delle dinamiche politiche nelle prossime settimane. Lo spagnolo ha comunque precisato che, se FIA e Formula 1 riterranno lo scenario sicuro, i piloti dovranno attenersi alle loro valutazioni. Il tema resta dunque aperto, in attesa di capire come evolveranno gli eventi.
I piloti vogliono più potere
La vicenda del Qatar potrebbe accelerare un progetto che in MotoGP si trascina dal 2023: la creazione di un’associazione capace di rappresentare ufficialmente i piloti. Enea Bastianini ha ribadito l’importanza di trovare una voce comune, sottolineando lo squilibrio tra il potere dei team e quello dei corridori. Sulla stessa linea Pecco Bagnaia, secondo cui un’associazione sarebbe particolarmente utile proprio in questo momento. Tra le ipotesi c’è anche quella di affidare la rappresentanza a una figura esterna al paddock, eventualmente un avvocato, in grado di tutelare gli interessi della categoria senza condizionamenti. La questione va oltre il calendario: riguarda la sicurezza, i diritti professionali e la possibilità di partecipare alle decisioni. In un mondo in cui lo spettacolo genera interessi enormi, i piloti chiedono di non essere semplici esecutori, ma interlocutori con un peso reale.