Napoli, con tutti i big a centrocampo si fatica: meno brillantezza e un equilibrio ancora da trovare

Veder uscire dal tunnel i big del Napoli fa sempre un certo effetto, ma poi, nei 90 minuti, la squadra è come se perdesse brillantezza. Paradossalmente, proprio il ritorno dei big ha reso la manovra più prevedibile, nonostante i risultati positivi. Il passaggio al 3-4-2-1 voluto da Antonio Conte per gestire l’emergenza non sembra aver risolto il nodo principale, ossia la convivenza dei quattro a centrocampo.
Le fatiche di Anguissa e Lobotka
In mezzo al campo, Frank Anguissa è ancora lontano dalla miglior condizione. Il lungo stop si fa sentire: ritmo basso, poca reattività sulle seconde palle e una presenza meno incisiva del solito. Non a caso, Conte ha iniziato a gestirlo tra sostituzioni e panchine. E quando Anguissa non gira, anche Lobotka fatica: lo slovacco si ritrova a dover fare tutto, dalla costruzione alla copertura, perdendo lucidità.
I limiti di KDB e McTominay
Davanti, la coppia Kevin De Bruyne–Scott McTominay continua a non trovare il giusto equilibrio. Anche nel 3-4-2-1, alle spalle di Hojlund, i due tendono a occupare le stesse zone di campo, finendo per limitarsi a vicenda. Il risultato è una manovra più lenta e congestionata, anche per caratteristiche fisiche che non favoriscono accelerazioni improvvise.
Serve freschezza
Al contrario, chi porta freschezza si conferma decisivo. A Parma, gli ingressi di Alisson Santos ed Eljif Elmas hanno dato nuova linfa, sulla scia di quanto fatto nel momento più difficile della stagione, quando gli infortuni avevano decimato la rosa. Il peso di nomi e gerarchie resta inevitabile: sulla carta, il miglior Napoli è quello con Anguissa, Lobotka, De Bruyne e McTominay dall’inizio, ma per blindare la Champions servirà qualcosa in più, soprattutto da chi è chiamato a fare la differenza.