Beppe Marotta, Inter

No alla rivoluzione dopo Monaco: il rischio dell’Inter

Dalla finale di Champions persa all’addio di Inzaghi: l’Inter riparte senza cambiare quasi nulla e corre un rischio 
Beppe Marotta, Inter

Dalla finale di Champions persa all’addio di Inzaghi: l’Inter riparte senza cambiare quasi nulla e corre un rischio 

Beppe Marotta, Inter
Beppe Marotta, Inter

Cambiare sì, rivoluzionare no. A qualche settimana di distanza dalla disfatta pesantissima di Monaco di Baviera in casa Inter è forte la convinzioni che basti questo per riorganizzare la squadra e pensare al futuro. Lo dimostra del resto, dopo quasi un quarto di mercato trascorso, quella che sarebbe la formazione titolare dovesse partire oggi il campionato.

Restano i big

Non ci sono state e non ci saranno salvo proposte indecenti partenze dei big. l’Inter potrà contare ancora su Sommer in porta e su Lautaro in attacco. E forse, salvo rilanci di agosto, anche su Calhanoglu a centrocampo. Ed eccolo il primo esame, quello di dover ricucire uno strappo che non si è limitato a dichiarazioni forti di un capitano e reazioni poco felici del calciatore scontento e intenzionato all’addio. 

Saldo del mercato

In entrata qualcosa è stato già fatto, rimangono ora poche libertà di manovra per l’Inter. Che ha già speso 70 dei 100 milioni di budget e che si prepara a investire la parte rimanente su un difensore. Arriveranno poi cessioni di contorno e il tesoretto che Marotta riuscirà a ottenere sarà dirottato verso l’acquisto di un nuovo trequartista. Niente colpi a effetto, almeno per il momento.

Valorizzare i giocatori

Stara a Chivu quindi riuscire a valorizzare Sucic così come Frattesi, mai davvero nel cuore del progetto Inter. Magari cambiando modulo, sicuramente – pensano a viale della Liberazione – con la volontà della rosa di non vanificare quanto di buono fatto negli anni. La volontà di lasciare una buona immagine prima di chiudere il ciclo però passa anche dal grande margine di miglioramento fisico, tema questo che spetterà allo staff del nuovo tecnico.

I rischi

Il progetto sulla carta funziona, ma per far sì che poi lo faccia anche sul campo l’Inter dovrà evitare tre grossi rischi. Il primo sta nella capacità di rimotivare un gruppo che, al netto delle convinzioni negli uffici nerazzurri, ha già vissuto mille battaglie e deve leccarsi diverse ferite, pur con un anno in più sulla carta d’identità. Il secondo sta nella forza della società di non far finire tutto sulle spalle di Chivu, alla prima grande occasione della carriera e finora unica verità concreta della nuova stagione. Il terzo, infine, guarda alle delusioni, alle frizioni e a tutte le difficoltà emerse nella scorsa stagione. Il rischio è quello di ritrovare i fantasmi che sarà fondamentale abbandonare per tornare a vincere.

Claudio Ferrari

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