Cher Ndour, Fiorentina

Paradosso Fiorentina: in Italia rischia la retrocessione, in Europa vola ai quarti



La Viola di Paolo Vanoli fa fatica in Serie A mentre in Conference esprime la sua versione migliore
Vincenzo Lo Presti
Cher Ndour, Fiorentina (Getty Images)

La Viola di Paolo Vanoli fa fatica in Serie A mentre in Conference esprime la sua versione migliore

Cher Ndour, Fiorentina
Cher Ndour, Fiorentina (Getty Images)

C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nella stagione della Fiorentina: in campionato naviga pericolosamente vicino alla zona retrocessione mentre in Conference League conquista con autorità i quarti di finale per la quarta annata di fila. Due volti della stessa medaglia, due anime che convivono senza mai davvero incontrarsi.

Fiorentina in crisi in Serie A: numeri e difficoltà

In Serie A la Viola di Paolo Vanoli fatica a trovare continuità. Dopo aver rischiato seriamente di chiudere negli ultimi tre posti, pian piano la squadra ha risalito la china e a nove gare dalla fine, complice l’importantissimo successo allo Zini nello scontro diretto contro la Cremonese (1-4), ha portato a quattro i punti di vantaggio sul terzultimo posto, occupato attualmente proprio dai grigiorossi. Il problema principale non è solo nei numeri, ma nella sensazione di fragilità che la squadra trasmette. I toscani segnano poco rispetto alla mole di gioco prodotta (34 reti all’attivato) e, soprattutto, concedono troppo (43 quelle incassate). Gli errori individuali si sommano a una difficoltà evidente nella gestione dei momenti chiave delle partite: spesso la squadra domina per lunghi tratti senza concretizzare, per poi cedere improvvisamente. Il margine sulle rivali è risicato e il calendario da qui alla fine del campionato sarà piuttosto ostico con i gigliati che ospiteranno al Franchi Inter, Lazio, Sassuolo, Genoa e Atalanta mentre in trasferta faranno visita a Verona, Lecce, Roma e Juve.

Percorso europeo da protagonista: Fiorentina ancora ai quarti di Conference League

Eppure, quando si cambia scenario e si passa all’Europa, tutto sembra trasformarsi. In Conference League, infatti, la Fiorentina mostra sicurezza, personalità e una sorprendente maturità tattica. Il passaggio ai quarti non è stato casuale, ma il risultato di prestazioni solide e convincenti. In campo europeo, i viola appaiono più cinici sotto porta e più attenti in fase difensiva. La squadra riesce a gestire meglio i ritmi, sfruttando la qualità tecnica e un approccio mentale più libero, meno condizionato dalla pressione del risultato immediato. Conquistata la qualificazione grazie al doppio successo contro il Polyssia (3-0 all’andata in trasferta e 3-2 in rimonta in casa), la Viola ha chiuso il maxi-girone al 15° posto superando poi ai playoff lo Jagiellonia (3-0 in Polonia e sconfitta 4-2 ai supplementari tra le mura amiche). Altro avversario polacco agli ottavi, il Rakow, liquidato con un doppio, perentorio 2-1. Ora ai quarti sarà invece il Crystal Palace l’ostacolo verso la coppa, solo sfiorata nel 2023 e nel 2024 con le sconfitte in finale contro West Ham e Olympiakos.

Fiorentina, cosa aspettarsi nel finale di stagione

Il rischio, concreto, è che la Fiorentina si ritrovi a vivere un finale schizofrenico: protagonista in Europa e in affanno in campionato. Una situazione che obbliga il club a fare delle scelte, soprattutto nella gestione delle energie e delle priorità. La Conference League rappresenta un’opportunità storica, quasi un’ossessione dopo le delusioni recenti, ma mantenere la categoria resta l’obiettivo imprescindibile: andare in Serie B nella stagione del centenario sarebbe una macchia troppo pesante da cancellare. Insomma, quella viola è una squadra sospesa tra ambizione e fragilità, tra sogno europeo e paura concreta di retrocedere.

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