Polveriera Milan: Fonseca non è mai stato così solo

Alla sfuriata post Stella Rossa non è seguita alcuna presenza dirigenziale. E la squadra non sembra averlo mai accettato come condottiero
Francesco Asprea

Alla sfuriata post Stella Rossa non è seguita alcuna presenza dirigenziale. E la squadra non sembra averlo mai accettato come condottiero

Vittoria con strascichi pesantissimi, quella del Milan in Champions League contro la Stella Rossa. Lo striminzito 2-1 con cui i rossoneri hanno superato il modesto avversario serbo a San Siro è tata l’unica notizia parzialmente positiva di una serata nella quale c’è stato ancora una volta ben poco da salvare. E l’ottima classifica nella fase campionato non deve ingannare: questo Diavolo non ha mai ingranato, trascinandosi spesso per inerzia e soprattutto al di sopra di tensioni palpabili all’interno dello spogliatoio. Una polveriera scoperchiata nel post gara da mister Paulo Fonseca, evidentemente stufo dell’atteggiamento ingiustificabile di alcuni membri della rosa.

Gruppo sotto accusa

Non ha fatto nomi, il tecnico portoghese, ma la sue parole sono rimbombate nella pancia dello stadio come un ordigno nucleare. Il succo della questione è riassumibile in pochi semplici punti: la squadra non trova continuità di prestazione perché, secondo l’allenatore, non percepisce il senso di responsabilità neppure nelle partite più decisive. Perché quello con la Stella Rossa era un crocevia fondamentale per le ambizioni europee dei rossoneri, eppure troppi giocatori hanno interpretato la partita come fosse una fastidiosa amichevole estiva. Lasciandosi andare anche a fastidiose reazioni che contestavano le scelte del tecnico, vedi il mancato saluto di Calabria al momento del cambio.

Parole al vento

Lo sfogo di Fonseca è molto pesante, ma rischia al contempo di rimanere fine a se stesso. Soprattutto perché non ha avuto di fatto alcun seguito, se non un faccia a faccia con il gruppo a margine della seduta di allenamento. Alla quale, però, non era presente alcun dirigente: nessuna figura istituzionale ha infatti raggiunto Milanello, sintomo di una rumorosa solitudine che il portoghese sta iniziando a soffrire sempre di più giorno dopo giorno, soprattutto perché fermamente convinto del fatto che lui si, a differenza di altri, ha dato e sta dando tutto dal primo giorno in cui si è seduto su quella panchina.

Il triste destino di Paulo

E se è vero che i panni sporchi si lavano in famiglia, è altrettanto logico comprendere che per lasciar correre alcune prestazioni di giocatori giudicati sulla carta indispensabili (vedi Theo Hernández, ma non solo) servirebbe la pazienza di un santo che mister Fonseca non è.  Fonseca trattasi pur sempre di un uomo, pieno di limiti eppure professionista serio che ha dalla sua parte, almeno per il momento, una coscienza pulita e soprattutto il pieno appoggio di gran parte di una tifoseria che ha compreso il suo forte attaccamento alla maglia. Il sostegno più importante però dovrebbe arrivare da altre sedi e non soltanto tramite la conferma, ma anche e soprattutto con un supporto concreto quasi giornaliero. Quello di Paulo, a oggi, è un grido d’aiuto inascoltato al quale potrebbero seguire esclusioni eccellenti con il Genoa, un po’ come dopo il caso cooling break che coinvolse Leao e Theo durante la sfida con la Lazio. Allora la società minimizzò, ridimensionando una questione tutt’altro che banale: ripetersi anche stavolta sarebbe delittuoso, eppure il destino sembra il medesimo. Con buona pace di mister Fonseca, uomo tutto d’un pezzo mai così solo.

Iacopo Erba

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