Serie A, il Verona saluta dopo sette anni: l’analisi di una stagione deludente

Il Verona saluta la Serie A. Dopo settimane appese a calcoli e speranze sempre più sottili, la retrocessione è diventata realtà: decisiva la vittoria del Lecce a Pisa nell’anticipo della 35ª giornata, che ha condannato i gialloblù a tornare nella serie cadetta dopo sette anni. Un epilogo ormai nell’aria, tanto che la squadra lo ha vissuto ancora prima di scendere in campo contro la Juventus. Eppure, solo pochi anni fa, i tifosi erano abituati a ben altro. Il Verona veniva da stagioni chiuse sempre in lotta salvezza, ma con la capacità di restare in piedi fino all’ultimo, come nel 2023, quando riuscì a salvarsi nello spareggio contro lo Spezia.
I numeri di una stagione disastrosa
I numeri raccontano bene la stagione: appena 23 gol segnati in 34 partite, il peggior attacco del campionato. Un dato che spiega da solo i soli 19 punti raccolti. In 18 gare il Verona non è riuscito nemmeno a trovare la via del gol e solo una volta, nel 3-1 contro l’Atalanta a dicembre, ha segnato più di due reti nella stessa partita. Troppo poco per pensare alla salvezza. Nemmeno la difesa ha retto: 56 gol subiti, seconda peggior retroguardia dopo il Pisa. E se è vero che raramente sono arrivate goleade pesanti (le peggiori sconfitte restano due 4-0 contro Cagliari e Lazio), è altrettanto evidente come molte partite siano state perse di misura: 13 sconfitte su 21 con un solo gol di scarto. Segno che il problema principale è stato soprattutto davanti.
Tra infortuni e mercato
A complicare tutto, una lunga serie di infortuni che ha impedito continuità. Giocatori chiave come Suslov e Serdar sono mancati nei momenti decisivi, mentre anche altri elementi, da Akpa Akpro a Valentini e Bella-Kotchap, hanno saltato diverse partite. Di fatto, tra Zanetti prima e Sammarco poi, non si è mai vista la formazione ideale. Infine, ha pesato anche il mercato: la cessione di Giovane al Napoli per 20 milioni, pur importante dal punto di vista economico, ha tolto alla squadra uno dei pochi giocatori capaci di dare imprevedibilità all’attacco. Dopo buoni segnali tra ottobre e dicembre, il brasiliano sembrava poter essere un punto di riferimento, ma la sua partenza ha lasciato un vuoto mai colmato.