Guardiola pronto a lasciare il City: il punto sul futuro del tecnico

Pep Guardiola sarebbe pronto a dire addio al Manchester City al termine della stagione. Dall’Inghilterra filtra infatti come il tecnico catalano abbia comunicato alla dirigenza la volontà di chiudere la propria avventura con un anno d’anticipo rispetto alla scadenza del contratto. Si avvierebbe così alla conclusione uno dei cicli più vincenti della storia recente del calcio: in dieci anni Guardiola ha conquistato 20 trofei alla guida degli sky blues, cambiando profondamente il modo di giocare e dominando sia in Inghilterra che in Europa. L’ultima stagione si chiuderebbe comunque con altri due successi, FA Cup e Carabao Cup.
La rabbia di Pep
Per raccogliere la sua eredità il Manchester City avrebbe scelto Enzo Maresca, ex vice storico di Guardiola ed ex allenatore del Chelsea, considerato uno dei tecnici più vicini alla filosofia del catalano. Secondo le indiscrezioni, Pep non avrebbe gradito la diffusione anticipata della notizia e avrebbe voluto mantenere il silenzio almeno fino alla gara contro il Bournemouth. Una volta trapelata la situazione, avrebbe però riunito la squadra per comunicare personalmente la decisione ai giocatori e scusarsi per le modalità con cui è emersa.
Quale futuro per Guardiola?
Dopo un decennio vissuto a ritmi altissimi, Guardiola starebbe anche valutando un periodo di pausa, proprio come accaduto dopo l’addio al Barcellona. La sensazione è che il tecnico si senta logorato da anni di pressioni e aspettative continue. Non manca però chi sogna già il suo futuro in panchina. Tra le ipotesi più affascinanti c’è quella della Nazionale italiana: la FIGC vedrebbe in Guardiola il profilo ideale per rilanciare gli Azzurri e convincerlo a Coverciano sarebbe un sogno per molti dirigenti federali. Sul suo futuro resta viva anche la pista Barcellona, anche se non come allenatore. Nonostante la fiducia totale in Flick, fresco di rinnovo fino al 2028, il club blaugrana potrebbe pensare a Guardiola per un ruolo dirigenziale, permettendogli così un ritorno a casa con meno pressioni rispetto alla vita da allenatore.