Antonio Conte, allenatore del Napoli
Analisi

Conte, altro flop: dopo la Champions è fuori anche dalla Coppa Italia

Messa in bacheca la Supercoppa, il tecnico salentino ha fallito due degli obiettivi stagionali e in campionato la rincorsa all’Inter sembra una missione impossibile
Vincenzo Lo Presti
Antonio Conte, allenatore del Napoli

Messa in bacheca la Supercoppa, il tecnico salentino ha fallito due degli obiettivi stagionali e in campionato la rincorsa all’Inter sembra una missione impossibile

Antonio Conte, allenatore del Napoli
Antonio Conte, allenatore del Napoli

È notte fonda in casa Napoli. Dopo l’eliminazione nella fase campionato della Champions League, infatti, i campioni d’Italia hanno dovuto dire addio anche alla Coppa Italia. Ad affrontare l’Inter in semifinale sarà dunque il Como, vittorioso al Maradona ai calci di rigore. Nel 90 minuti regolamentari al penalty trasformato da Baturina nel finale della prima frazione di gioco ha risposto Vergara dopo pochi secondi della ripresa. Dagli undici metri, però, a tradire Antonio Conte sono stati due dei suoi senatori: Romelu Lukaku, che ha calciato addirittura fuori, e Stanislav Lobotka, che si è fatto ipnotizzare da Butez. Messa in bacheca la Supercoppa italiana conquistata a Riad a dicembre, il tecnico salentino ha fallito due degli obiettivi stagionali e a 14 gare dalla fine si trova a -9 dall’Inter capolista. Il quinto tricolore, dunque, appare come un miraggio e il rischio reale è quello di vedersi scucire lo scudetto dalla maglia. L’infinita lista di infortuni rimane un’attenuante, ma con i se e con i ma non si fa la storia. 

L’appello di Conte al Napoli

Al termine del match contro i lariani Conte ha però sottolineato questo aspetto ringraziando i propri ragazzi per quanto fatto fin qui. Piuttosto alterato ha poi risposto in maniera piccata a chi parla di scudetto: “Cerchiamo di essere seri”. Morale della favola, il Napoli deve guardarsi le spalle più che davanti. Il rischio di non centrare la qualificazione alla prossima Champions League è alto, con Roma, Como e Atalanta pronte a sfruttare ogni passo falso degli azzurri. In conferenza stampa, citando Mourinho, l’allenatore leccese ha però voluto evidenziare che dal suo arrivo al Napoli la squadra ha messo in bacheca uno scudetto e la Supercoppa italiana. Mica pizze e fichi. Un dato appare però chiarissimo: se Antonio è uno specialista di scudetti, stessa cosa non si può dire per le campagne europee. 

I numeri di Conte in Champions League

Dalla Juventus al Napoli passando per Chelsea e Inter, il percorso di Conte in Champions League non è mai stato all’altezza delle aspettative generate dai successi domestici. Con la Signora ha raggiunto una semifinale di Europa League (2014), ma nella coppa dalle grandi orecchie si è fermato ai quarti (2013) e a due eliminazioni nella fase a gironi. Con i Blues è uscito agli ottavi contro il Barcellona nel 2018 mentre in nerazzurro nonostante investimenti importanti, ha centrato una finale di Europa League (2020), ma in Champions ha collezionato due eliminazioni ai gironi consecutive, anche nell’anno dello scudetto 2020-21.

Conte e le ragioni dei fallimenti europei

Le ragioni di queste difficoltà sono spesso state lette sotto una lente tattica e gestionale. Il suo calcio, basato su automatismi codificati, intensità fisica e organizzazione maniacale, funziona alla perfezione nella continuità del campionato, dove la preparazione settimanale e la ripetizione degli schemi fanno la differenza. Nelle coppe, però, il contesto cambia: partite secche, doppie sfide ad altissima variabilità, gestione dei momenti e capacità di adattamento rapido agli imprevisti. Alcuni critici sottolineano una certa rigidità nei sistemi di gioco e una rotazione limitata della rosa, che nel lungo periodo può incidere sulla freschezza mentale e fisica. C’è poi una questione mentale. Conte è un allenatore che vive la competizione in modo totalizzante, trasmettendo pressione e tensione positiva nel lungo periodo. Ma in Europa, dove gli episodi pesano enormemente, serve talvolta una gestione più elastica del rischio. Definire le coppe come il “tallone d’Achille” di Conte è forse riduttivo, ma il dato resta: il suo palmarès internazionale non è proporzionato ai successi nazionali. La domanda resta aperta: Conte è davvero un tecnico “da campionato” o deve ancora trovare la squadra giusta per imporsi anche in Champions League? La risposta, probabilmente, dipenderà dal prossimo grande progetto che sceglierà di guidare.

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