Inter campione: i numeri della cavalcata trionfale

Dalle macerie di una finale di Champions League persa contro il PSG al tricolore cucito sul petto. Il 21° scudetto dell’Inter nasce da una ricostruzione profonda, da una squadra che ha dovuto ritrovare sé stessa prima di poter tornare a vincere. Il 2-0 sul Parma — firmato da Thuram e Mkhitaryan — ha messo il sigillo su una stagione che resterà nella storia del club.
I numeri di un’annata straordinaria
Al triplice fischio di Inter-Parma il bilancio recita: 82 punti in 35 partite, con 26 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte. 82 reti segnate — prima in campionato — e 31 subite. Un distacco di 12 lunghezze sul Napoli secondo, che racconta meglio di qualsiasi parola la solidità costruita nel corso dei mesi. È il sesto scudetto portato a casa dai nerazzurri con almeno tre giornate di anticipo, il dodicesimo nella storia del club con almeno 80 punti.
Cooperativa del gol
I gol raccontano una cooperativa offensiva senza precedenti. Sono 16 i calciatori nerazzurri andati a segno in campionato: Lautaro Martínez guida la classifica marcatori con 16 reti, seguito da Thuram a 13, Calhanoglu a 9 e Zielinski, Dimarco e Pio Esposito a quota 7. Ma il record che resterà negli almanacchi porta la firma di Federico Dimarco: 18 assist in una singola stagione di Serie A, un primato assoluto nella storia del campionato.
Una cavalcata non lineare, ma autentica
Il percorso non è stato privo di ostacoli. L’avvio in campionato fu da dimenticare — appena tre punti nelle prime tre giornate — e l’eliminazione in Champions League ai playoff contro il Bodo/Glimt a febbraio lasciò l’amaro in bocca. Ma ogni volta che sembrava vacillare, l’Inter ha risposto. La rimonta da 0-2 a 4-3 sul campo del Como alla 32ª giornata è diventata il simbolo della stagione: una squadra che non si disunisce mai, che sa soffrire e poi colpire. Nel momento decisivo della stagione, quando le rivali avrebbero potuto riaprire i giochi, l’Inter ha infilato una serie di risultati spettacolari: 5-2 alla Roma, 4-3 a Como, 3-0 al Cagliari, chiudendo i giochi in anticipo anche grazie ai passi falsi di Milan e Napoli. È il terzo scudetto in sei anni, con tre allenatori diversi. Non una marcia trionfale, ma una ricostruzione. Ed è proprio questo a renderlo diverso dagli altri.