Inter, il capolavoro di Inzaghi: ora chiamatelo fallimento!

Una stagione fallimentare e Inzaghi un allenatore meritevole di esonero? Il capolavoro di San Siro inverte i giudizi e riscrive la storia
Niccolò Di Leo

Una stagione fallimentare e Inzaghi un allenatore meritevole di esonero? Il capolavoro di San Siro inverte i giudizi e riscrive la storia

Quando vale uno Scudetto? Quanto vale una finale di Champions? Se dovessimo mettere questi due traguardi sullo stesso piatto della bilancia, quale dei due scenderebbe più in basso e quale salirebbe? La risposta non è scontata e se fosse stato per l’Inter probabilmente avrebbe spinto in egual modo su entrambe, ma la gloria continentale ha sempre un sapore diverso da quella Nazionale. Alzare al cielo il Tricolore per le tre nordiche è quasi una prassi, un compito da adempiere agli occhi della stampa italiana. Ma quando scendi in campo in Europa, quando quella musica che è esclusiva solo dei più grandi rimbomba nelle casse del tuo stadio, la carica che ti infonde è unica al mondo. La Champions League è la Lega dei Campioni. Non si tratta solo di una traduzione letterale, ma del vero senso di una competizione che più di ogni altra conferisce storia e gloria a chi la vince.

Il capolavoro di Inzaghi

Non possiamo dire se l’Inter abbia fatto una scelta oppure no, possiamo solo render merito a una squadra che nel momento più difficile della propria stagione, quando il mondo gli stava crollando addosso, ha reagito battendo la squadra più forte del mondo. Ha visto spezzarsi il sogno Triplete, tra l’eliminazione dalla Coppa Italia in favore del Milan e il sorpasso in classifica del Napoli per lo Scudetto. Allora, di sana pianta e quasi come un bambino offeso, ha deciso di spezzarlo anche a un Barcellona che sembrava lanciato, anzi lanciatissimo verso lo stesso obiettivo, dopo essersi preso il suo distacco dal Real Madrid il Liga e aver soffiato ai rivali in camiseta blanca prima la Supercoppa di Spagna e poi la Coppa del Re, battendoli due volte in finale. Insomma, il traguardo dell’Inter non era scontato. Misuriamo le parole e forse definirlo miracolo è eccessivo, perché l’Inter è e resta una delle squadre più forti della competizione, ma se miracolo non è fateci passare almeno la definizione di: capolavoro sportivo.

Un gruppo, un cuore e un obiettivo

Simone Inzaghi si conferma maestro nella gestione di un gruppo. D’altronde, se ogni suo calciatore ha indicato quello come il pregio principale un motivo ci sarà. Dopo il 3-3 dell’andata l’Inter parte di nuovo forte, si impone sul Barcellona e si porta in vantaggio 2-0 all’andata. Una scena già vista, come la rimonta degli uomini di Flick, che questa volta va anche oltre e all’87’ vede il vantaggio firmato Raphinha. I sogni crollano, le speranze anche. Inzaghi, però, è un uomo che ha seminato bene e raccoglie quanto ha coltivato. Acerbi si butta in avanti e in pieno recupero trova un pareggio che dà nuova linfa a un Inter che sembrava stanca, stremata. Ai supplementari è nuovo spettacolo, i nerazzurri giocano di cuore, d’orgoglio, di grinta pura. Lo fanno per sé, per i tifosi, per una stagione che culmina quando Frattesi con il mancino infila il quarto gol, quando Sommer vola sul tiro perfetto di Lamine Yamal.

Cosa vale di più?

L’Inter si conferma una squadra pazza, ma capace di regalare un sogno che ogni tifoso avrebbe barattato con il solito Scudetto (per il quale restano ancora in corsa sperando in un passo falso del Napoli). Il prossimo appuntamento è il 31 maggio. In quell’Allianz Arena dove i sogni sono diventati obiettivo, dove la Banda Inzaghi era riuscita a interrompere la duratura imbattibilità del Bayern Monaco. Lì in quello stadio che ha tutta l’aria di essere un’astronave, l’Inter cercherà di lanciarsi verso le stelle, di riprendersi un posto tra le leggende del calcio e riportare a Milano un trofeo che vale più di ogni altro traguardo singolo o collettivo. Cosa vale di più? Uno Scudetto o una finale di Champions League? Vedremo…

Niccolò Di Leo

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