Italia, il retroscena di Zenica: spunta il caso premi prima del blackout bosniaco
Il fallimento della Nazionale a Zenica continua a trascinarsi dietro una scia di veleni e indiscrezioni che scavano nel profondo di uno spogliatoio apparso, a posteriori, meno solido del previsto. Come riportato dall’edizione odierna de La Repubblica, nei giorni precedenti la sfida decisiva contro la Bosnia, alcuni esponenti del gruppo azzurro avrebbero sollevato la questione relativa ai premi economici legati alla partecipazione alla rassegna iridata in Nord America. Una richiesta di informazioni che, sebbene non insolita nel calcio professionistico, ha assunto contorni controversi data la delicatezza del momento sportivo che l’Italia stava attraversando.
Italia, la richiesta da 300mila euro
Il quotidiano romano entra nel dettaglio della cifra che sarebbe stata oggetto di discussione tra i calciatori e alcuni membri dello staff tecnico: un bonus complessivo di circa 300mila euro. Rapportando la somma all’intero organico, si sarebbe trattato di un premio superiore ai 10mila euro a testa in caso di passaggio del turno. Il retroscena svela un clima di eccessiva sicurezza o, peggio, di priorità distorte in una fase in cui la concentrazione avrebbe dovuto essere rivolta esclusivamente al campo. Il “calcolo” economico, effettuato prima ancora di aver staccato il pass per Canada, Messico e Stati Uniti, sembra aver pesato come un macigno sull’approccio psicologico alla gara.
Italia e il “no” di Gattuso
Di fronte a tale scenario, il ruolo di mediatore sarebbe stato ricoperto da Gennaro Gattuso. L’ormai ex commissario tecnico, fedele al suo stile schietto e pragmatico, avrebbe bloccato sul nascere ogni tentativo di formalizzare la richiesta alla FIGC. Secondo La Repubblica, Gattuso avrebbe giudicato “inopportuna” qualsiasi pretesa economica prima di aver adempiuto al proprio dovere sportivo, invitando i giocatori a pensare esclusivamente alla vittoria. “Prima vincete, poi si chiede”, sarebbe stato il senso del messaggio inviato alla squadra. Un monito che purtroppo non ha evitato il naufragio ai rigori, rendendo la questione dei premi un amaro capitolo di una missione fallita su tutti i fronti.