Psg, scoppia il caso Chevalier: preferito a Donnarumma, è a quota 17 panchine di fila
Alla vigilia dell’impegno contro l’Angers, l’attenzione mediatica intorno al Paris Saint-Germain non è rivolta alle scelte tattiche o alla condizione della squadra, bensì al “caso” che sta tenendo banco da mesi: quello di Lucas Chevalier. Il portiere francese, infatti, è relegato in panchina da ben 17 partite consecutive, un dato che stride pesantemente con le aspettative iniziali. Luis Enrique, come da consuetudine, si presenta in conferenza stampa con la sua cifra stilistica fatta di lucidità e ironia, ma questa volta la domanda sull’estremo difensore è inevitabile. Il lungo isolamento tecnico del giocatore non può più passare inosservato, alimentando interrogativi crescenti sulla coerenza della gestione del tecnico spagnolo rispetto a un investimento che sembrava delineato con estrema chiarezza.
Chevalier, le parole di Luis Enrique
“Il calcio è incredibile. Avete criticato Chevalier costantemente durante la prima metà della stagione e io l’ho difeso. Ora la domanda è quando giocherà. Questo è calcio di altissimo livello…“, ha detto Luis Enrique in conferenza stampa, respingendo poi le voci circa possibili ‘distrazioni’ da parte dei calciatori in questo finale di stagione, specie da parte di chi, con tutta probabilità, prenderà parte ai prossimi Mondiali: “Sono l’allenatore del Paris Saint-Germain, non mi interessa il resto, non mi riguarda, sono concentrato solo sul Paris Saint-Germain“, ha concluso il tecnico spagnolo.
Chevalier e la pesante eredità di Donnarumma
Ad ogni modo, la vicenda Chevalier assume contorni ancora più complessi se letta in prospettiva strategica, riportando a galla le operazioni di mercato della scorsa estate. La dirigenza parigina, infatti, proprio su spinta di Luis Enrique, che ne apprezzava una maggiore abilità nel gioco coi piedi, aveva compiuto una scelta drastica e inequivocabile: cedere Gianluigi Donnarumma al Manchester City proprio con l’obiettivo di liberare lo spazio necessario per l’ascesa definitiva dell’ex Lilla, considerato l’erede perfetto e il punto fermo del nuovo corso. Il paradosso odierno è lampante: il club si è privato di un portiere di livello internazionale per puntare su un profilo che, nei fatti, è rimasto ai margini della squadra per quasi un intero girone. Questa scelta, che all’epoca appariva come un passaggio di consegne programmato, si è trasformata in un nodo critico, con Luis Enrique chiamato a rispondere di una strategia che oggi appare quanto mai in discussione.