Gabriele Gravina (foto Getty Images)

Rivoluzione in Figc: chi al posto di Gravina dopo il terzo disastro Mondiale dell’Italia?

La terza assenza consecutiva dell'Italia dalla rassegna iridata apre ufficialmente la corsa alla presidenza della Federcalcio: con le dimissioni dell'attuale numero uno ormai considerate inevitabili dopo il consiglio federale post-pasquale, si apre la sfida tra figure istituzionali, manager del pallone ed ex campioni per ricostruire il calcio nostrano
Giordano Grassi
Gabriele Gravina (foto Getty Images)

L’eliminazione dell’Italia nella finale play-off di qualificazione ai prossimi Mondiali, la terza consecutiva, è un terremoto destinato ad azzerare i vertici della Figc. Nonostante la volontà di prendere tempo fino al prossimo snodo federale, l’era attuale – leggasi Gabriele Gravina – sembra arrivata al capolinea e la macchina delle successioni si sarebbe già messa in moto. La necessità di una guida forte e autorevole per far ripartire un movimento calcistico in macerie starebbe spingendo diverse correnti a muovere i primi passi. Tra scommesse per il futuro, vecchi ritorni e suggestioni romantiche legate al campo, la corsa alla poltrona più importante del calcio italiano si preannuncia accesa e ricca di colpi di scena.

Figc, i ‘pesi massimi’ delle Istituzioni

In prima fila per la poltrona più alta del calcio italiano c’è senza dubbio Giovanni Malagò. L’ex numero uno del Coni, forte di un curriculum che spazia dal rilancio del tennis agli Internazionali alla vittoria della candidatura olimpica di Milano-Cortina, è visto da molti come l’uomo della provvidenza. L’unico a potergli tenere testa per solidità istituzionale potrebbe essere Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti e già numero uno della Figc tra il 2007 e il 2014. Nonostante l’anagrafe (76 anni), il suo nome rappresenta una garanzia per l’ala più conservatrice della Federazione. Più defilato resta Matteo Marani, a capo della Lega Pro: giovane e stimato dal Ministro Abodi, incarnerebbe lo svecchiamento necessario, sebbene la sua ascesa possa apparire ancora prematura.

Figc, dai grandi manager agli ex calciatori

Se la Federazione decidesse di affidarsi a pura competenza aziendale e sportiva, il nome ideale sarebbe quello di Beppe Marotta, attuale presidente dell’Inter, reduce da cicli vincenti anche con la Juventus e figura tra le più rispettate dell’intero panorama calcistico, nonostante il rischio di inevitabili dietrologie da parte delle tifoserie avversarie. Se i quasi 82 anni taglierebbero fuori Adriano Galliani, sullo sfondo istituzionale resterebbero Carlo Mornati, cresciuto all’ombra del Coni, o l’avvocato Giancarlo Viglione, storico consulente legale della Figc, figure però difficili da spendere senza una solida base politica o in un’ottica di totale discontinuità. Infine, resta la suggestione popolare: affidare la rinascita a chi ha fatto la storia sul rettangolo verde. Si va da bandiere trasversali come Roberto Baggio e Alessandro Del Piero, fino a dirigenti già formati come Paolo Maldini, Demetrio Albertini o l’ex sub-commissario Alessandro Costacurta. Figure spendibili per restituire immediatamente credibilità ed entusiasmo a un movimento ferito.

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