Maurizio Sarri, Lazio

Sarri e la Fiorentina: uno scenario ‘scontato’ per colpa della Lazio

Sarri andrà alla Fiorentina? Lo scenario diventa credibile per colpa di una società che lo ha illuso e preso in giro: oggi il tecnico chiede un programma a chi 10 mesi fa gli nascondeva il mercato bloccato
Niccolò Di Leo
Maurizio Sarri, Lazio

Sarri andrà alla Fiorentina? Lo scenario diventa credibile per colpa di una società che lo ha illuso e preso in giro: oggi il tecnico chiede un programma a chi 10 mesi fa gli nascondeva il mercato bloccato

Maurizio Sarri ha fatto ritorno a casa nell’amara notte di Firenze. Lui, nato a Napoli, è cresciuto è cresciuto all’ombra della maestosa Santa Maria del Fiore ed è in Toscana che ha costruito tutta la sua vita. Dai primi passi nel dilettantismo con lo Schio, fino all’arrivo in Serie A sulla panchina dell’Empoli. Sono passati quasi vent’anni da quando Sarri ha lasciato casa sua. Nel frattempo si è spinto da Napoli a Torino, attraversando tutta l’Italia, e regalandosi anche un’esperienza londinese che gli ha permesso di alzare al cielo il primo e unico trofeo europeo della sua carriera. Il primo ai massimi livelli. Oggi il Comandante staziona a Roma. Per la seconda volta in carriera ha scelto la Lazio come avventura, tra le mille complicazioni e le infinite incertezze per un futuro che oggi sembrerebbe essere tutt’altro che roseo. Nella serata di ieri Sarri è tornato a Firenze per la trentaduesima giornata di Serie A. La sua Lazio è caduta 1-0 contro la Fiorentina di Vanoli, squadra ormai a un passo dalla salvezza, ma a rubare l’attenzione dopo il triplice fischio non è la sconfitta, ma un Artemio Franchi che ha fatto la sua scelta e un Sarri che sogna, un giorno, di tornare a casa.

Sarri chiede il programma alla società: il problema della credibilità

Il futuro di Maurizio Sarri alla Lazio non è scontato. Le sue parole risuonano come una sentenza: “Sentiamo la società cosa ha in mente, se ha un programma“. La credibilità del duo Lotito-Fabiani è svanita nel nulla dieci mesi fa. Quando Baroni era in uscita e Sarri sembrava la soluzione giusta per avviare l’ennesimo anno di zero di un progetto che da ventidue anni a questa parte vive solo di exploit casuali. Mai programmati. Oggi Sarri chiede un programma a chi a maggio gli aveva promesso degli acquisti e il rinnovamento della rosa, per poi rendergli noto a giugno che già da un mese (il 26 maggio 2025 per l’esattezza) la Co.Vi.Soc. gli aveva notificato il blocco del mercato per il mancato rispetto dei tre parametri NOIF. Una storia già nota. Già sentita. Una storia che oggi fa perdere di credibilità a una società che a fine campionato dovrebbe convocare Sarri e illustrargli il programma per dar continuità a un percorso avviato un anno fa.

Un triste capitolo in questa “caz*zo di storia”: Lotito si prende gli onori e dimentica gli oneri

Una società che nella figura di Lotito ha screditato e umiliato il proprio allenatore in quelle telefonate private con i tifosi, illecitamente rese pubbliche. “La società c’ha un nome e un cognome: Claudio Lotito.Non è di Sarri, se la vuole Sarri se la compra” aveva detto il Senatore di Forza Italia a un tifoso, rincarando poi la dose: “L’allenatore deve prendere i giocatori che ha a disposizione e farli giocare, se è un buon allenatore. Se no di che parliamo?“. La stessa telefonata in cui prima lo accusa di aver impedito la cessione di alcuni calciatori (Noslin e Dia) e poi di aver costretto Guendouzi alla partenza: “Guendouzi lo faceva giocare a tre e si è rotto le scatole ed è voluto andare via“. Quello stesso Guendouzi che l’anno prima aveva fatto tanto bene in un centrocampo a due, quando in panchina c’era quello scemo (Baroni, ndr)” – che – “ha fatto tirare il rigore a Castellanos che era infortunato” contro il Bodo/Glimt. Episodi che sono entrati a far parte di quella “caz*o di storia che Lotito vanta di aver salvato, campando così di rendita da ventidue anni a suon di frasi fatte.

Una stagione “devastante”, ma gli infortuni sono il problema minore

La stagione della Lazio è stata definita “devastante da Sarri dopo la partita contro la Fiorentina. In quel termine tanto forte ci sono i 42 infortuni che hanno colpito la rosa, la protesta dei tifosi che lui stesso ha definito “un estremo atto d’amore (gli unici per i quali resterebbe a vita), ma soprattutto una situazione interna a Formello che forse non è più sostenibile. Sarri è stato preso in giro. La società lo ha illuso a maggio e lo ha rifatto prima di gennaio. Il mercato in uscita era compito di Sarri. Era stata chiara la società nell’avvicinamento alla sessione invernale, per poi smentirsi attraverso le parole di Lotito: “La squadra la fa la società, l’allenatore dà indicazioni tecniche. A casa mia comando io, gli altri sono dipendenti” diceva il patron in conferenza stampa, per poi non assumersi le responsabilità dell’ennesima campagna acquisti fallimentare.

Sarri e il futuro della Lazio: uno scenario dipinto a suon di ‘battute’

Sarri ha dato le sue indicazioni tecniche. Voleva un giocatore alla Raspadori (che non è Maradona, ricordiamolo, ma solo una riserva dell’Atletico Madrid): è arrivato Ratkov. Ha chiesto una mezzala di qualità da affiancare a Guendouzi: è arrivato Taylor, ma è stato venduto Guendouzi. Il problema è che non sono state ascoltate. La sfida a distanza tra la società e il mondo Lazio si è fatto più acuta che mai. Sarri è l’ancora di salvezza in un ambiente scuro, opaco, tristemente doloroso. Un bagliore di luce che va oltre il campo e i risultati. L’unica fonte di credibilità in una società che oggi parla di caldaie e attacca pubblicamente giovani giornalisti o personaggi storici della Lazio, mentre a parole predica calma ed equilibrio. Saranno battute. Sì, come quelle che fa quel “toscanaccio” di Sarri quando avvisa il mondo Lazio su un presente e un futuro che oggi di roseo hanno ben poco. Anzi, nulla.

A giugno sarà tempo di valutazioni…?

A giugno Sarri dovrà sedersi al tavolo con Lotito e Fabiani. Dovranno guardarsi in faccia e ripercorrere la stagione. Dovranno rivivere le stoccate a distanza e quello che non ha funzionato. Tutto. Le uniche note positive saranno quelle del campo. L’applicazione che nonostante tutto i giocatori hanno messo. Sportivamente non sarà una stagione positiva, a meno di miracoli in Coppa Italia, ma colma di alibi e giustificazioni. Sarri dovrà decidere il proprio futuro. Aspetterà un’offerta? Possibile. Per il momento, però, da uomo leale qual è dà priorità alla Lazio e alla proposta che la società avrà da sottoporgli: “Faremo delle valutazioni: se loro sono contenti si troverà una soluzione, se non sono contenti si cercherà una via di uscita. Io quel che posso dire è che in questi giorni parlerò solo con la Lazio“.

L’Artemio Franchi si unisce al grido “Sarri”

Nel frattempo, però, l’Artemio Franchi si prende la scena in casa Lazio, anche se solo per una notte. Durante la partita contro la Fiorentina non sono passati inosservati gli applausi di tutto lo stadio per Maurizio Sarri che, puntualmente, li ha ringraziati. Una scena rara a Firenze che consolida il legame tra il Comandante e la gente fiorentina. Quella gente tra la quale è cresciuto fin da piccolo e che un anno fa, quando Palladino si dimetteva, diffondeva volantini con una richiesta esplicita alla società: “Portateci Sarri!. Al termine di una stagione travagliata in casa Viola per mille ragioni, non solo sportive, Sarri sarebbe l’uomo giusto per metter tutti d’accordo, per dare il via a un processo di rinascita e rinnovamento della Fiorentina. Prima della partita Paratici, che con lui ha lavorato a Torino, lo aveva elogiato: “Sarri è stato con noi un anno alla Juve tutti ne hanno parlato come un passaggio non positivo, ma insieme abbiamo vinto uno scudetto e perso una finale di Coppa Italia ai rigori, e giocato una finale di Supercoppa, ha un bilancio eccezionale“.

Sarri, è così impossibile un futuro in Viola?

Parole di stima quelle di Paratici che collimano con l’affetto del popolo fiorentino, sulle quali si è espresso in conferenza stampa anche lo stesso Sarri: “L’accoglienza del Franchi è stata emozionante. Nell’anno in cui sono stato fermo è stata la tifoseria che mi è stata più vicina. Forse perché sono cresciuto qui dietro in piazza Alberti… Probabilmente però non avrò mai la fortuna di allenare la Fiorentina. Paratici? Negli ultimi tempi i rapporti erano più tesi ma mi fanno piacere le sue parole. Quello Scudetto fu sottovalutato perché si pensava che fosse dovuto e invece quella era una squadra a fine ciclo“. Non è dato sapere se il futuro di Sarri sarà sulla panchina della Fiorentina. Quel che è certo, però, è che la situazione in casa Lazio spiana il terreno al sogno dei tifosi Viola. Da Formello la società sta facendo di tutto per realizzarlo, continuando una battaglia contro Sarri che rischia di spingerlo all’addio. Questa volta definitivamente.

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